L'ECG di superficie predice nei giovani atleti future cardiomiopatie

Redazione DottNet | 04/08/2008 12:41

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Purtroppo le recenti cronache sportive hanno riportato alcuni casi di drammatiche morti improvvise di giovani atleti durante competizioni sportive.

La drammaticità di questi eventi ha fatto molto discutere la comunità scientifica cardiologica sui criteri della idoneità fisica alla pratica sportiva competitiva. In questo articolo pubblicato questa settimana sul New England Journal of Medecine dal gruppo Italiano del Prof. Pelliccia si prende in considerazione l'efficacia dell'elettrocardiogramma nel predire patologie cardiache. Per una volta è bene rimarcare l'atipia positiva della medicina sportiva Italiana. Infatti l'Italia è uno dei pochi paesi al mondo a richiedere una visita cardiologica per conferire idoneità alla pratica sportiva. Questa disposizione di legge di fatto obbliga tutti gli atleti a praticare ad intervalli preordinati almeno un ECG. E' per questo motivo che uno studio come quello pubblicato dal Prof. Pelliccia poteva essere compiuto solo in Italia. Da un database di oltre 12000 atleti sono stati individuati 81 atleti con modifiche marcate della ripolarizzazione con onde T negative in più di tre derivazioni senza apparenti patologie cardiache. Di questi, 5 hanno poi sviluppato una chiara cardiomiopatia al follow up: 3 pazienti hanno sviluppato una cardiomiopatia ipertrofica dopo 12 anni, 1 dopo 9 anni ha sviluppato una cardiomiopatia dilatativa, 1 è morto improvvisamente ed una displasia aritmogena è stata diagnosticata alla autopsia. Atleti con tracciati ECG normali seguiti per un follow up analogo (>10 anni) non hanno sviluppato alcuna cardiomiopatia. Lo studio dunque esalta le capacità diagnostiche del semplice ECG di superficie: se anormale predice lo sviluppo di cardiomiopatie, se normale è associato ad una buona prognosi per almeno 10 anni almeno nei giovani atleti.