Omeopatia, mai applicata la direttiva Ue in Italia

Redazione DottNet | 16/05/2009 17:45

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L'Unione Europea ha emanato nel 2006 la direttiva europea sui farmaci in materia di regolamentazione e commercializzazione di nuove categorie di farmaci: Il farmaco omeopatico ''rientra a pieno titolo in questo codice, ma in Italia l'atto amministrativo riguardante l'autorizzazione a registrare nuovi farmaci omeopatici non è stato ad oggi formalizzato''.

Lo afferma l'Associazione italiana omotossicologia, omeopatia e medicina integrata (Aiot) che ha promosso a Milano il XXIV Congresso Medicina non convenzionale. ''Questo grave ritardo - rileva l'Aiot in una nota - porterà a un rallentamento dello sviluppo del mercato e della ricerca, oltre al blocco di assunzioni. Non solo: è prevedibile, da parte della Comunità Europea, anche una sanzione economica''. ''Ciò che accade in Italia - ha sottolineato Paola Frassinetti (PDL), vice presidente della Commissione Cultura della Camera, intervenuta all'iniziativa - è che la direttiva di fatto manca di applicazione, con grave danno non solo al settore produttivo, ma anche ai pazienti e al comparto della ricerca, che in Italia viene lasciata in gran parte ai privati. Attuare la direttiva europea - ha aggiunto - consentirebbe alle aziende che hanno voglia di investire di liberare risorse''. Secondo recenti indagini Istat, ricorda l'Aiot, negli ultimi anni ''si sono affidati all'omeopatia 8-10 milioni di italiani, oltre il 20% della popolazione. A prescrivere farmaci omeopatici sono più di 20.000 medici ed il settore produttivo, che rappresenta il terzo mercato in Europa dopo Francia e Germania, sfiora il fatturato di 300 milioni di euro l'anno. Mentre il contributo che le aziende del settore versano allo Stato annualmente sotto forma di contributi ed imposte e' di circa 50 milioni di euro''. Numeri ''importanti - conclude l'associazione - che, nonostante le pastoie burocratiche, dimostrano quali siano le potenzialità di un settore sempre in espansione''.