I batteri sempre più forti: diminuiscono le difese degli antibiotici

Redazione DottNet | 17/05/2009 21:37

I batteri, causa di moltissime infezioni, stanno diventando sempre più 'intelligenti' imparando a difendersi dagli antibiotici. E questo accresce il rischio di infezioni nella popolazione. L'Sos arriva dal Congresso della Società europea di microbiologia e malattie infettive (Escmid).

 E c'è un secondo Sos: si stanno diffondendo anche in Europa, a causa dei cambiamenti climatici in atto, infezioni virali sinora registrate prevalentemente in Africa. Ogni anno, sottolineano gli specialisti, circa 4 milioni di persone nel mondo contraggono infezioni, con circa 37.000 decessi correlati. Ed ora un fenomeno 'allarmante' sta prendendo piede: ''Il problema della resistenza dei batteri agli antibiotici - spiega il microbiologo Giuseppe Cornaglia dell'Università di Verona e presidente dell'Escmid - si sta acuendo. Il fenomeno, infatti, è in crescita e ciò che preoccupa è il fatto che non riguarda più soltanto, come accadeva finora, infezioni batteriche solitamente diffuse nell'ambiente ospedaliero, bensì anche batteri di diffusione comune''. Un esempio? Il batterio E.Coli, causa di infezioni diffuse come le cistiti, è tra quelli che meglio hanno imparato a 'difendersi' dagli antibiotici, sviluppando una resistenza a tali farmaci cresciuta in pochi anni dal 5 al 30%. Ciò dimostra, avverte Cornaglia, che ''gli antibiotici stanno perdendo di efficacia, perchè i batteri stanno imparando a 'neutralizzarli', e questo rappresenta un grande pericolo: le infezioni sul territorio rischiano infatti di aumentare, da quelle più diffuse come le infezioni alle vie urinarie, alle più gravi infezioni ospedaliere come quelle alle vie respiratorie o la sepsi''. Il punto, chiarisce l'esperto, è che ''a causa del fenomeno della resistenza sta diventando oggi più difficile trattare molte infezioni in precedenza debellabili con antibiotici noti; spesso, infatti, è ora necessario utilizzare antibiotici più forti e costosi o, addirittura, ricorrere all'ospedalizzazione''. Che fare allora? Dal momento, afferma Cornaglia, che ''non sono in studio a breve nuovi antibiotici 'rivoluzionari', l'unica strada è quella di controllare la trasmissione delle infezioni e razionalizzare l'uso degli antibiotici esistenti; un uso spesso inappropriato degli antibiotici negli ultimi anni è, infatti, tra le cause che hanno favorito il fenomeno della resistenza''. Ma infettivologi e microbiologi mettono in guardia anche da un altro fenomeno: ''Stiamo registrando una nuova diffusione anche in Europa e nei paesi mediterranei di infezioni virali finora osservate prevalentemente in Africa, come - rileva Cornaglia - le febbri emorragiche; casi sono stati evidenziati infatti di recente in Turchia e Grecia''. La ragione, affermano gli esperti, sta nell'aumento delle temperature per effetto dei cambiamenti climatici: ''L'aumento delle temperature anche nei nostri paesi - spiega Cornaglia - favorisce cioè la sopravvivenza di tali virus e degli insetti che li trasmettono anche in latitudini dove finora il clima piu' freddo non ne permetteva l'esistenza''. Una situazione che, concludono gli esperti a congresso, impone una strategia comune di contrasto alle nuove infezioni, oltre che una specializzazione dei laboratori europei anche nella diagnosi di malattie tipicamente tropicali.

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