Tromboembolismo, ancora elevata la casistica negli ospedali

Medicina Interna | Redazione DottNet | 18/05/2009 13:48

Uno su 25/30 malati ricoverati nei reparti di Medicina Interna italiani è colpito da tromboembolismo venoso acuto e durante il ricovero lo 0,55% dei pazienti sviluppa tale complicanza.

Dati molto rilevanti se rapportati al gran numero di malati ricoverati in Medicina Interna, che sono emersi dallo studio GEMINI, presentato a Cernobbio a conclusione del 14/o Congresso della Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti (Fadoi). Il tromboembolismo venoso consiste nella formazione di trombi, quindi di sangue coagulato entro le vene, ed è un grave problema di salute pubblica perchè può determinare mortalità ospedaliera tra il 5 ed il 10%, per via del rischio di embolia polmonare. Lo studio, pubblicato nel numero di maggio della rivista Thrombosis and Haemostasis, è stato condotto su circa 5.000 pazienti ricoverati in 27 Reparti di Medicina Interna italiani e ha consentito di effettuare una fotografia del mondo reale in riferimento all'entità del fenomeno e all'attitudine dei medici nei confronti della profilassi. Lo studio ha inoltre evidenziato che, alla luce delle linee guida internazionali, circa il 40% dei pazienti ricoverati in Medicina Interna dovrebbe ricevere una appropriata profilassi, con anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici. In realtà, come sottolinea Ido Iori, direttore del Centro Studi FADOI che ha coordinato lo studio, ''solo il 60% dei pazienti con indicazione alla profilassi, l'hanno effettivamente ricevuta, e in buona parte dei casi secondo schemi non adeguati''. Oltretutto, il fatto che allo studio abbiano partecipato reparti tendenzialmente sensibili alla problematica, è indice del fatto che, secondo Iori, ''il sottoutilizzo della profilassi nei pazienti con patologie internistiche sia un fenomeno ancora più ampio. E ciò forse con particolare riferimento ad alcuni pazienti, come quelli oncologici, per i quali esistono sempre maggiori evidenze per l'opportunità e l'efficacia di una profilassi antitrombotica''.

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