Corte di Giustizia Ue: solo il farmacista può possedere una farmacia. Vittoria dell'Italia

Farmacia | Redazione DottNet | 19/05/2009 14:44

Per la Corte di giustizia del Lussemburgo le normative italiana e tedesca che prevedono che soltanto i farmacisti possono possedere e gestire una farmacia non viola il diritto comunitario perchè ''giustificate dall'obiettivo di garantire un rifornimento di medicinali alla popolazione sicuro e di qualità''.

 La Corte di giustizia, che si è pronunciata su due serie di cause relative al regime di proprietà delle farmacie, ha stabilito nella sentenza che ''le normative italiana e tedesca sono giustificate dall'obiettivo di garantire un rifornimento di medicinali alla popolazione sicuro e di qualità''. La Corte rileva inoltre che ''l'esclusione dei soggetti non farmacisti dalla possibilità di gestire una farmacia o di acquisire partecipazioni in società di gestione di farmacie costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei capitali''. Ma ''tale restrizione può essere giustificata dall'obiettivo di garantire un rifornimento di medicinali alla popolazione sicuro e di qualità''.
La decisione arriva a diversi mesi dalla richiesta avanzata dalla Commissione europea che aveva deciso di chiedere ufficialmente all'Italia di modificare la sua legislazione. La nostra normativa vieta ad un farmacista di possedere varie farmacie, e che limita a quattro il numero massimo di farmacie che possono essere di proprietà della stessa società e che devono inoltre trovarsi nella stessa provincia. La richiesta della Commissione venne trasmessa sotto forma di 'parere motivato', che costituiva in effetti la seconda fase della procedura d'infrazione. Il nostro Paese non rispose e quindi la Commissione si è rivolta alla Corte di giustizia Ue che ha dato ragione all’Italia e alla Germania. La legislazione italiana vieta ad un singolo farmacista di essere titolare di più autorizzazioni per l'apertura di una farmacia e vieta, inoltre, di cumulare l'autorizzazione per l'apertura della farmacia con la partecipazione nella gestione di una società di farmacisti. Limita inoltre a quattro il numero delle farmacie che possono essere gestite dalla stessa società, con l'obbligo che siano situate nella stessa provincia in cui la società ha la sede legale. La Commissione riteneva invece che, adottando e mantenendo queste restrizioni, l'Italia è venuta meno agli obblighi che le incombono in virtù dell'articolo 43 del trattato CE. Si tratterebbe di limitazioni che di fatto impediscono o rendono più difficile l'apertura di farmacie da parte di operatori di altri Stati membri. Possono essere considerate compatibili con il trattato europeo solo se giustificate da obiettivi d'interesse generale, necessarie e proporzionate a questi obiettivi. La Commissione era del parere che le restrizioni in questione vanno oltre quanto è necessario per raggiungere l'obiettivo di protezione della salute invocato dalle autorità italiane.
Conformemente, quindi,alle conclusioni dell’Avvocato Generale Yves Bot, presentate lo scorso 16 dicembre 2008 e disattendendo la tesi della Commissione, la Corte riconosce la piena responsabilità e competenza degli Stati membri in materia di salute pubblica, la priorità degli interessi di carattere generale sulle libertà economiche, nonché l’adeguatezza e proporzionalità della riserva.
“Riteniamo che la sentenza della Corte sia soprattutto una vittoria dei cittadini europei, per i quali si conferma il diritto ad avere un Servizio sanitario, di cui la farmacia fa parte, incardinato sulla tutela della salute e non della tutela dei mercati” ha dichiarato il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani Mandelli. “Ovviamente è anche una vittoria della professione, e di chi come la Federazione degli Ordini per prima, e inizialmente da sola, ha supportato la difesa dell’ordinamento italiano, fornendo al Governo una memoria per rispondere alle contestazioni. Un ringraziamento va all’Avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo e a tutto il collegio di difesa, che è stato assistito fin dalle prime battute dall’Avvocato Antonella Anselmo, legale della Federazione”. Come si ricorderà la vicenda era stata messa in luce dalla Federazione già nel 2006, quando grazie all’intervento federale la Commissione Europea concesse una proroga di trenta giorni al Governo italiano per rispondere alle contestazioni mosse, oltre che all’Italia, a Spagna, Francia, Austria, Germania in materia di riserva di titolarità delle farmacie ai soli farmacisti o a società composte da soci farmacisti. In realtà l’azione della Commissione europea si è ben presto configurata come un attacco a tutte quelle norme che rendevano il servizio farmaceutico parte integrante del Servizio sanitario nazionale, come l’istituzione della pianta organica e le procedure concorsuali. “Eppure si tratta dell’assetto prevalente nell’Unione e la sua razionalità trova oggi una conferma nelle parole stesse della sentenza della Corte. Infatti si dice chiaramente che la riserva della titolarità può sì limitare la libertà di impresa, ma questa limitazione è ampiamente giustificata dall’obiettivo di garantire un rifornimento di medicinali alla popolazione sicuro e di qualità” commenta Andrea Mandelli. Il punto è che il farmaco non è una merce come le altre, il suo uso improprio può causare danni alla salute della popolazione e, di conseguenza, gli Stati possono garantirsi da questa evenienza ricorrendo in via esclusiva a professionisti che, come dice la Corte, godano di un’effettiva indipendenza professionale. Si tratta, insomma, di garantire la salute dei cittadini e, in questo ambito, lo Stato nazionale può decidere in completa autonomia. Nella sentenza non si dimentica che se il farmacista nella sua attività persegue comunque un lucro, al pari peraltro di qualsiasi operatore sanitario, “si ritiene che gestisca la farmacia in base non ad un obiettivo meramente economico, ma altresì in un’ottica professionale. Il suo interesse privato, connesso alla finalità di lucro, viene quindi temperato dalla sua formazione, dalla sua esperienza professionale e dalla responsabilità ad esso incombente, considerato che un’eventuale violazione delle disposizioni normative o deontologiche comprometterebbe non soltanto il valore del suo investimento, ma altresì la propria vita professionale”.
“Mi sembra che la sentenza renda alla perfezione la tesi che la Federazione ha sempre sostenuto con forza e che sono state rappresentate al meglio dall’Avvocatura dello Stato. Siamo quindi di fronte a un risultato positivo, anche se la partita europea non è chiusa completamente, visto che pendono ancora alcune procedure di infrazione e sono stati depositati dei rinvii pregiudiziali anche da Tribunali amministrativi italiani. Però oggi c’è un precedente importante. Infine” conclude Mandelli “spetta ai farmacisti italiani rendere ogni giorno più ricca di contenuti l’appartenenza della farmacia al Servizio sanitario: è da sempre un nostro impegno che non verrà mai meno”.


Silvio Campione
 

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