Si può prevedere la risposta alla terapia anti ipertensiva con un test genetico?

Cardiologia | Redazione DottNet | 04/08/2008 13:17

E' questa la domanda che si sono posti gli autori del lavoro pubblicato su JAMA la settimana scorsa. Sono stati effettuati dei test sul genoma di un sottogruppo di pazienti arruolati nello studio ALLHAT.

Tale studio aveva valutato il rischio cardiovascolare dei pazienti in trattamento con amlodipina, clortalidone, lisinopril oppure alfa bloccante in un'ampia coorte di pazienti ipertesi, circa 23.000. Lo studio è stato replicato aggiungendo alle caratteristiche dei pazienti la presenza o meno di un particolare gene codificante una variante del peptide natriuretico (NPPA). Si tratta di una analisi post Hoc sui dati già pubblicati con tutte le limitazioni di questo tipo che un'analisi statistica comporta, ma al tempo stesso è un interessante “esercizio” per l'applicazione della farmacogenomica. In definitiva si è osservato che i pazienti portatori della variante NPPA CC o TC rispondevano meglio alla terapia con clortalidone rispetto alla amlodipina. I pazienti con la variante NPPA TT invece rispondevano molto meglio alla amplodipina rispetto al diuretico. I risultati ovviamente non hanno nessuna rilevanza clinica perchè per ora questi test non sono disponibili ma il principio che deriva da questo studio ha del rivoluzionario. Infatti si dimostra che la diversa risposta alla terapia farmacologica anti ipertensiva (ma questo può valere per tutti i trattamenti) può essere predetta da uno specifico test genetico. Infatti è stato recentemente pubblicato un lavoro scientifico che associa il polimorfismo KIF6 alla risposta al trattamento con statine. Ora è disponibile sul mercato un test per il KIF6. Anche la risposta al trattamento con dicumarolici può essere predetto con un test genetico. Il nostro genoma dunque non solo ci espone a determinate malattie, ma ci indica anche quale è il miglior trattamento per le stesse. La complessità dei sistemi biologici coinvolti nella genesi dell'ipertensione non ci permette di dire: “non più trattamenti farmacologici tutti uguali per tutti ma solo trattamenti geneticamente guidati” ma “siamo sulla strada giusta” commentano gli autori.

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