Il chirurgo operatore deve verificare la diagnosi comunicata dall'aiuto

Redazione DottNet | 26/05/2009 10:19

chirurgia

Il caso concerne due chirurghi condannati per aver operato un paziente al testicolo sbagliato, asportandogli, in assenza di consenso informato, un frammento di epididimo sinistro e omettendo invece di intervenire sulla cisti dell'epididimo destro, unica ragione per la quale il paziente si era sottoposto a intervento chirurgico.

In particolare, mentre il paziente era già sedato, l’aiuto chirurgo aveva indicato al chirurgo responsabile dell’intervento il testicolo da operare e questi si era fidato di tale indicazione procedendo all'intervento.
I sanitari avevano, quindi, deciso di operare un testicolo, sostanzialmente normale e non affetto da neoplasia o da altre patologie che rendessero necessario l'atto chirurgico, senza effettuare alcun accertamento preliminare e senza informare adeguatamente il paziente.

La Sentenza (Cassazione Penale, Sez. IV, n. 40789 del 31 ottobre 2008)
Il rispetto del principio dell’affidamento sulla correttezza dell’operato altrui non esclude un personale dovere di controllo allorché la fiducia nella adeguatezza della condotta dei collaboratori possa venir meno in base a specifici elementi concreti.
In materia di colpa professionale di “equipe”, ogni sanitario è responsabile non solo del rispetto delle regole di diligenza e perizia connesse alle specifiche ed effettive mansioni svolte, ma deve anche conoscere e valutare le attività degli altri componenti della “equipe” in modo da porre rimedio ad eventuali errori posti in essere da altri, purché siano evidenti per un professionista medio, giacché le varie operazioni effettuate convergono verso un unico risultato finale.