Da Il Messaggero: Spesa farmaceutica, risparmiare educando alla salute

Redazione DottNet | 31/05/2009 11:06

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di EUGENIO LEOPARDI*

PRENDENDO spunto dall’articolo del professor Garattini, volevo fare alcune considerazioni. La spesa farmaceutica pubblica in Italia è una delle più basse d’Europa rispetto al Pil, nell’ambito di un servizio sanitario giudicato al secondo posto in Europa dall’Oms, una speranza di vita dei cittadini sempre più elevata e una mortalità infantile molto ridotta.

 

Il nostro è un primato raggiunto non senza sacrifici e sforzi. La difficoltà di conciliare, da una parte, il diritto dei cittadini ad avere la garanzia delle migliori cure e, dall’altra, l’esigenza dei governi di contenere l’evoluzione della spesa (destinata ad aumentare per il crescente invecchiamento della popolazione, l’allungamento della vita, lo sviluppo delle scienze farmaceutiche), ha imposto alla Pubblica autorità la necessità di disporre alcuni interventi, tutti attuati nel tentativo di ridurre la spesa farmaceutica pubblica. Mi riferisco al ticket sui farmaci, ma anche alla distribuzione diretta dei farmaci, alla distribuzione attraverso le farmacie di farmaci acquistati direttamente dalle regioni, alla riduzione degli utili dei farmacisti e a tante altre iniziative.
A mio modesto parere, poiché si continua a parlare di riduzione della spesa farmaceutica e non potendosi finanziare adeguatamente il Ssn aumentando le tasse, per porre fine alle misure occasionali e prive di successo, non rimarrebbero che tre alternative: restringere la platea degli assistiti, ridurre le prestazioni, sostituire il Servizio Sanitario Nazionale con mutue assicurazioni integrative o sostitutive, anche prevedendo una detrazione d’imposta. Nella speranza che non si debba mai arrivare a provvedimenti del genere, che comunque vanno considerati, perché, un giorno, potrebbero rappresentare l’unica via per preservare il sistema di assistenza sanitaria, credo che oggi andrebbero intraprese alcune azioni fondamentali che hanno come minimo comun denominatore l’eliminazione degli sprechi.
Un primo intervento è quello di educare alla salute, con una campagna da sviluppare sin dall’età scolare: usare il farmaco quando serve effettivamente, creando la coscienza dell’uso appropriato. Il farmaco non è un genere di conforto o un sostituto della nostra volontà: è un bene importante, è segno di progresso, ma deve essere utilizzato in maniera adeguata.
Il secondo intervento dovrebbe riguardare i controlli per l’eliminazione di sprechi e duplicazioni, monitorando in tempo reale i dati di consumo relativi al medico, all’industria, al farmacista, all’assistito. Oggi questi dati sono monitorati in tempo reale ma i controlli sono sempre difficoltosi, forse anche perché la classe medica continua, in molti casi, a non utilizzare i sistemi informatici. Bisognerebbe poi incrementare e favorire il ricorso ai farmaci equivalenti, verificando però che il prezzo di tali farmaci sia l’effettivo prezzo industriale e non il prezzo del farmaco “di marca”, scontato di una piccola percentuale. Inoltre andrebbe regolamentata l’informazione tecnico scientifica che deve essere finalizzata innanzitutto all’aggiornamento delle classi sanitarie e non esclusivamente a promuovere l’impiego dei farmaci.
A conclusione di quanto detto, mi preme sottolineare che ogni provvedimento che verrà preso dovrà comunque sempre tenere presente che il farmaco ha una sua funzione sociale vitale per il mantenimento e ripristino della salute e del benessere, e non va considerato solo come un costo.

* Presidente Utifar (Unione tecnica farmacisti)