IL SELF-NON-SELF NELL'ORGANIZZAZIONE BIOLOGICA STRUTTURALE

Enrico Venga | 03/06/2009 11:13

Quasi tutte le teorie psicologiche si sono prodigate nella costruzione sia del concetto del Sé, sia del suo sviluppo.
Il Sé e l’identità hanno costituito per non pochi Autori un preciso riferimento all’interdipendenza fra l’organizzazione sociale e lo sviluppo della persona.
Infatti, dati sperimentali avvalorano l’orientamento verso una prospettiva sempre più interazionista. E l’osservazione sui neonati e sui primati rendono sempre più accettabile l’affermazione che ogni forma di conoscenza di Sé trovi fondamento nella presenza e nell’interazione con gli altri.
Sotto questo aspetto il Sé,secondo non pochi Autori, quale forma organizzata e del tutto soggettiva di sentirsi al mondo e di percepire il proprio rapporto con il mondo, ha origine, si organizza e si consolida nel corso del processo interattivo con gli altri.
Mead G.H. ( Mente, Sé e società, 1934) operò la distinzione tra Io/Me. L’Io che agisce e il Me che osserva.
Il Me è l’oggetto delle rappresentazioni che il soggetto ha di se stesso e delle sue azioni riflessive. L’ Io è la dimensione più centrale e significativa per l’individuo ed è una dimensione tra le più difficili da studiare.
In tal modo, il processo di conoscenza del Sé e del mondo si esplica attraverso modalità autoreferenziali ( looking glass self) ( relazione madre-bambino, etc.).
Sotto questo aspetto il Sé implica sempre la presenza di un “altro”, per cui per avere coscienza del Sé un individuo deve avere interiorizzato l’atteggiamento dell’altro a controllo dell’azione che sta per compiere.
D. Stern pone nei primi due mesi di vita l’emergere di una forma embrionale del Sé. Il Sé emergente collegato alle prime esperienze percettivo-sensoriali.
La ricerca attuale riconosce al concetto di Sé il ruolo di organizzatore dell’esperienza passata. In tal modo gli individui accumulando esperienze passate divengono più resistenti di fronte alle informazioni contraddittorie o non conformi.
Questo processo organizzativo di una logica rationale è insito nello stesso concetto di immunizzazione sia attivo sia passivo che viene definito come “ un insieme delle circostanze o dei processi che scatenano nell’individuo una reazione immunitaria, per permettere all’organismo di difendersi da un elemento estraneo detto antigene”.
Cioè, bisogna costruire la cosiddetta memoria immunitaria per l’organizzazione della risposta.
Il bambino,secondo autorevole Autori, dai due anni in poi viene costruendo un’ immagine di Sé che assomiglia sempre più a un concetto di Sé in quanto basata su categorie generali, all’interno delle quali è capace di collocare e differenziare Sé stesso e le altre persone: buono-cattivo, piccolo-grande, etc.
Sappiamo che il sistema immunitario di un qualsiasi individuo può produrre milioni di differenti tipi di anticorpi idonei ad eliminare qualsiasi agente “estraneo” all’organismo.
La comprensione del mondo soggettivo e intersoggettivo si manifesta con una sempre più accentuata attenzione a questi aspetti della persona. In tal modo si fa propria l’immagine che di lui hanno e gli comunicano le altre persone. Così si giunge a vedersi come oggetto rispetto a se stesso, cioè a sviluppare un pensiero autoriflessivo.
Anche sotto questo aspetto la logica ci sorregge.
Può mai trovare ospitalità un agente estraneo in una organizzazione biologica non predisposta ? E perché si accetta un agente estraneo ? è veramente estraneo o rappresenta,comunque, se stessi ?
La non-conoscenza ci induce a non escludere nessuna considerazione, per cui nulla è certo e nulla può essere definitivamente codificato. Quindi,è la non-conoscenza che muove la ricerca della non-conoscenza e così di seguito. La certezza è sempre foriera di leggi, di tesi e di accorgimenti inefficaci. E la certezza della realtà soggettiva è ancora più insidiosa e rischiosa per chi la pone in essere.
Sappiamo anche che un anticorpo può essere il bersaglio di altri anticorpi.
Tali modo il sistema immunitario reagisce con se stesso (Sé) ed è come avvenisse un attacco immunitario allo stesso organismo (Me). Si evidenzierebbe la falsa dualità Soggetto-Oggetto, come si evidenzia nelle malattie Autoimmuni.
Questo rappresenta uno dei motivi per cui noi non siamo d’accordo sulla dicotomia antigene-anticorpo ed idiotipo-anti-idiotipo e l’ Io e l’ Altro.
“ L’ Io non è l’ Altro, né il riflesso degli altri, né unicamente condizionato dal proprio ambiente, ma è invece al centro del proprio mondo. L’uomo non è né fatalmente dato nella propria costituzione, né passivamente ricevuto come impronta dell’ambiente, ma è essenzialmente assunto nella e mediante la propria creazione” ( Henry Ey La Teoria Organodinamica della Malattia Mentale,1977,187)
Marcia J. E. ( Self, Ego and Identity, 1988) distingue tre aspetti dell’identità: uno fenomenologico, uno comportamentale e uno strutturale.
“ Dal punto di vista strutturale, la formazione dell’identità è vista come il risultato di un processo di sintesi in cui i bisogni e le competenze di un individuo sono valutate nei termini della loro articolazione con le richieste e le sollecitazioni di una particolare società.”
Infatti, non pochi Autori sostengono che le reazioni idiotipo-anti-idiotipo sono una conseguenza delle diversità e della specificità degli stessi anticorpi.
Ecco perché le nostre ricerche sono indirizzate alla struttura dell’organizzazione biologica di base che determina in ogni individuo sia l’antigene sia l’anticorpo con la conseguente logica – a posteriori - della risposta cosiddetta immunitaria.
Sotto questo aspetto il sistema cosiddetto immunitario a posteriori reagisce con se stesso ed è come se avvenisse ( ed avviene) un attacco immunitario nello stesso organismo - aggressività-autoaggressività-.
“ Ciò che tuttavia dobbiamo mettere in gioco è l’aggressività del soggetto nei nostri confronti, perché queste intenzioni, come sappiamo, formano il transfert negativo che è il nodo inaugurale del dramma analitico.
Questo fenomeno rappresenta nel paziente il transfert immaginario sulla nostra persona di una delle imago più o meno arcaiche che, per effetto di subduzione simbolica, degrada, deriva o inibisce il ciclo di una certa condotta; che, per un accidente della rimozione, ha escluso dal controllo dell’io una certa funzione e un certo segmento corporeo; che, per un’ azione di identificazione, ha dato la propria forma a una certa istanza della personalità” (Lacan J., Scritti,I,1974,101-02)
Può mai l’ Uomo esimersi dal processo immunologico ?
In tal senso, le nostre ricerche cliniche sono indirizzate all’organizzazione biologica di base che determina sia la risposta cosiddetta immunitaria sia la risposta cosiddetta autoimmune: anche se non siamo d’accordo sulla dicotomia, poiché è la stessa struttura che può atteggiarsi sia in un senso sia in un altro. E’ la nostra incapacità di ricerca in tal senso che ci fa ancora persistere in questa apparente dicotomia.
Il dirigersi o “difendersi” versus l’ “altro” non rappresenta una propria intrinseca condizione ? ovvero una propria struttura biologica ?
Ha l’Uomo la possibilità di ascrivere a se stesso la condizione biologica che si estrinseca e si rappresenta versus l’ “altro”?
E’ chiaro, quindi, che ciò che si manifesta ed avviene non è frutto di una “aggressività” o “reattività” stimolata dall’esterno, ma una “aggressività” o “reattività” già insita nell’organizzazione biologica individuale.
“Mi direte che una cavalletta o una sanguisuga, organismo paziente dell’esperimento, non ne sanno nulla di questa dimensione dell’ Altro. Sono completamente d’accordo. Proprio per questo per un certo tempo ogni mio sforzo è stato diretto a dimostrarvi l’ampiezza di un livello comparabile in noi, quello del soggetto. In questo soggetto che noi siamo, al punto che impariamo a maneggiarlo e a determinarlo, vi è anche tutto un campo in cui, di quello che ci costituisce, noi non sappiamo nulla.” ( J.Lacan, Libro X,2007,65).
I nostri studi ci inducono a sostenere la tesi che il Self-non-Self è una semplice dicotomia logica-rationale che ha non poco condizionato la ricerca.
“ Io so, certo, che dietro ogni parola che dico sta il mio particolare e unico Sé con il suo mondo specifico e la sua storia; ma io continuerò a soddisfare il bisogno di parlare di me stesso, sotto il velo di un presunto materiale sperimentale” (C.G.Jung, Opere,IV,1973,359-60).
                                                                                                                                                                                                      

                                                                                                                                                                                                              Venga Enrico