Malattie del sangue, dai nuovi farmaci novità incoraggianti

Redazione DottNet | 09/06/2009 16:24

Novità incoraggianti su numerose malattie del sangue, molte delle quali rare ma ancora oggi con poche possibilità di cura, dal Congresso dell' Associazione europea di ematologia (EHA) appena conclusasi a Berlino, con l' apporto di validi contributi italiani.

''In particolare - dice l'ematologa Enrica Morra, direttore del Dipartimento oncologico dell'Ospedale di Niguarda (Milano) - sono stati presentati buoni risultati con nuove categorie di farmaci (azacitidina, lenalinomide, deferasirox, ognuno di essi specifico per alcune condizioni di malattia) per le sindromi mielodisplastiche. Si tratta di condizioni pre-leucemiche finora incurabili particolarmente frequenti oltre i 60 anni di età, con punte di 50 casi per anno ogni 100 mila persone di età superiore a 70 anni. L'aspettativa di vita varia da pochi mesi a 10 anni. L'azacitidina si è dimostrata efficace nelle forme ad alto rischio, con miglioramento di sopravvivenza media (da 15 a 24 mesi) e qualità di vita''. Confermato anche l'impatto delle nuove terapie con farmaci biologici (bortezomib, talidomide, lenalidomide) sul mieloma, tumore ematologico derivante dalla proliferazione delle plasmacellule midollari con produzione di una proteina patologica che colpisce soprattutto l'età matura (intorno ai 60 anni), con sopravvivenza dai 3 ai 5 anni. ''In particolare, combinando il meglio della chemioterapia con questi nuovi farmaci - sottolinea Morra - la sopravvivenza mediana risulta pressoché raddoppiata. Ottimi risultati si ottengono così anche nel paziente oltre i 70 anni''. La combinazione degli anticorpi monoclonali (Rituximab, Alentuzumab, Ofatumomab) con la chemioterapia ''si conferma l' approccio vincente - continua la professoressa Morra - per i linfomi non-Hodgkin e la leucemia linfatica cronica. E farmaci biologici quali Bortezomib e Lenalidomide stanno producendo buoni risultati anche in queste malattie''. Buone notizie, infine, anche sul fronte del linfogranuloma di Hodgkin, una temibile malattia del giovane che oggi può guarire nell'80% dei casi combinando chemioterapia e radioterapia. ''In particolare, la PET si è confermata strumento indispensabile - conclude l'ematologa del Niguarda - per definire precocemente la risposta alle cure e per orientare quindi l'intensità del trattamento''.

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