Crohn e colite ulcerosa: patologie diffuse e impegnative

Gastroenterologia | Redazione DottNet | 10/06/2009 12:44

Più di 100mila pazienti in Italia, alcuni milioni nel mondo. Sono i pazienti afflitti dal morbo di Crohn, una patologia che rientra nel più ampio gruppo delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), insieme alla colite ulcerosa e alla paucite.

Sconosciuta nelle cause scatenanti, ma ben nota dal punto di vista della qualità di vita, spesso drammaticamente bassa, rappresentano patologie in ascesa come incidenza. Conoscere meglio questo problema significa effettuare una diagnosi precoce, partire con una terapia efficace al momento giusto, ma al contempo limitandone la tossicità e saper valorizzare al massimo i momenti di remissione dalla malattia: in poche parole, una informazione precisa e capillare che non sempre è disponibile per il paziente, disperso tra mille fonti non sempre verificabili e affidabili. Sono queste le premesse del “Tour de France Charity Project”, la raccolta internazionale di fondi promossa a livello mondiale per alimentare la ricerca su questa patologia, illustrate in Italia in un incontro con la stampa che si è tenuto il 29 maggio a Roma. organizzato dalle più rappresentative associazioni di pazienti con questa patologia. Più di una parola di speranza è stata spesa per chi è colpito da questo problema. Ha aperto il discorso il Prof. Paolo Lionetti, docente di Gastroenterologia Pediatrica all’Università di Firenze, che ha sottolineato come genetica e ambiente giochino un ruolo primario, ma ancora poco conosciuto, sulla flora batterica intestinale; soprattutto in ambito pediatrico, oggi non si assiste più a ritardi di diagnosi (anche di due o tre anni), con conseguenze importanti per il decorso della patologia. Una maggiore conoscenza del problema, unita all’utilizzo di metodiche diagnostiche sensibili e affidabili permettono di gestire meglio le crisi acute. “Non abbiamo cure definitive – ha detto Paolo Lionetti – ma farmaci che, pur essendo efficaci, possono creare notevoli problemi, soprattutto in un contesto pediatrico: l’utilizzo prolungato di cortisone, ad esempio, oltre a temporanee modifiche dei connotati del paziente, può influenzare la crescita del bambino, mentre immunosoppressori e terapie biologiche non possono essere mantenute a lungo a causa di effetti collaterali”. I pazienti convivono quindi con momenti di crisi che ciclicamente si alternano a pause di remissione della sintomatologia. E’ durante questi momenti di “riposo patologico” che è possibile diminuire il carico farmacologico e porre le basi per allontanare il più possibile la prossima crisi. A questo proposito il prof. Lionetti sostiene che “esistono forti evidenze scientifiche del ruolo rivestito dalla flora batterica intestinale nel mantenere lo stato di benessere in questi pazienti. L’utilizzo di una preparazione probiotica multiceppo ad alta concentrazione (VSL#3) ha accumulato sufficienti evidenze scientifiche di efficacia, permette un incremento esponenziale della qualità di vita in questi pazienti”. A sostenere questa dichiarazione la testimonianza di Damian Watson, giovane australiano appassionato di ciclismo, malato di Crohn dal 2002, ma talmente “normale” da arrivare a correre per il Tour de France! Una passione, quella di Watson, che lo spinge ad andare in giro per il mondo per incontrare pazienti come lui e dimostrare loro che oggi il Crohn può essere sconfitto, almeno nei vincoli pratici che impone a chi viene colpito da questa malattia. Il contributo di Damian, che ha sottolineato con orgoglio il suo stato di remissione dal Crohn che perdura ormai da oltre 18 mesi grazie all’integrazione alimentare con VSL#3, è stata accolta e condivisa con notevole entusiasmo dai rappresentanti delle associazioni dei pazienti: Stefania Canarecci, dell’Associazione Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali; Daniela Tamboia, dell’Associazione Italiana per i bambini e i giovani con malattie croniche intestinali; Giuseppe Di Salvo, della Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati. Meno fortunati dei loro colleghi inglesi, che hanno già conseguito il rimborso del VSL#3 da parte del servizio sanitario pubblico, i pazienti italiani aspettano un intervento concreto anche in Italia in considerazione della mole di pubblicazioni scientifiche a sostegno di tale approccio dietetico. Unanime è stato anche il sostegno alla sfida di Damian Watson per l’impegno a sensibilizzare l’opinione pubblica su questa problematica sociale, augurandogli il miglior successo possibile in questa avventura ciclistica al Tour de France: lui, un paziente come tanti altri.

 

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