Tumori: Pavia, cancro pancreas 'bruciato' in mezz'ora con tecnica soft

Gastroenterologia | Redazione DottNet | 10/06/2009 14:31

Un tumore endocrino al pancreas 'bruciato' in tre sedute da 10 minuti l'una: mezz'ora in tutto per guarire un'anziana paziente dal cancro, grazie a una tecnica soft impiegata al Policlinico San Matteo di Pavia "per la prima volta nella letteratura scientifica", riferiscono dall'ospedale lombardo. L'intervento, in gergo tecnico un trattamento di termoablazione per via percutanea, è stato eseguito da Sandro Rossi, direttore della Struttura di medicina VI ed ecografia interventistica. "La paziente ora sta bene - si legge in una nota dell'Irccs pavese - la guarigione è completa e i valori ematochimici prima anormali sono tutti rientrati nella norma".
 

In questo genere di tumori, spiega Rossi, "tradizionalmente si procede all'asportazione chirurgica della testa del pancreas. La mortalità perioperatoria è di circa il 10% e i tempi di degenza sono piuttosto lunghi", aggiunge l'esperto. "Si tratta certamente dell'intervento di chirurgia addominale in assoluto più complicato - assicura - soprattutto perché il pancreas è un organo localizzato profondamente nell'addome, su cui è difficile agire. Nel caso della paziente in questione, il tumore aveva raggiunto la dimensione di 2 centimetri e già nel corso della prima applicazione è stato distrutto il 90%" della massa malata. E "in tre sedute, di 10 minuti l'una - precisa appunto lo specialista - si è ottenuta la completa distruzione di tutto il nodulo", sottolinea. La tecnica mininvasiva di termoablazione a radiofrequenza - ricorda il Policlinico San Matteo - consiste nell'inserire attraverso la cute, tramite una guida ecografica, la punta di un ago-elettrodo all'interno del nodulo tumorale. L'ago-elettrodo è un ago sottile isolato con materiale plastico per tutta la sua lunghezza, eccetto che sulla punta. L'ago-elettrodo attivo e un elettrodo passivo vengono collegati a un generatore di energia a radiofrequenza che, una volta attivato, determina la formazione di calore nel tessuto intorno alla punta dell'ago-elettrodo attivo. Il calore generato si diffonde quindi al tessuto circostante, determinandone la necrosi. Il cancro, insomma, muore bruciato. La procedura - continua l'Irccs San Matteo - termina quando il volume di necrosi creato è grande come il tumore che si vuole distruggere. Questo intervento viene eseguito in anestesia locale. Unica accortezza: è necessario che il paziente da operare rimanga a digiuno dalla sera precedente. Negli ultimi 7 anni il reparto diretto Rossi al Policlinico pavese ha trattato con tecniche mininvasive oltre mille pazienti colpiti da tumore al fegato, di cui circa due terzi con tumore primitivo (carcinoma epatocellulare) e un terzo con metastasi epatiche da carcinoma del colon. "I tumori del fegato, primitivi e metastatici - prosegue Rossi - tendono a recidivare sia nella sede di origine che in sedi differenti. Pertanto, i pazienti che ne sono affetti richiedono controlli periodici con tecniche radiologiche (ecografia, Tac e Risonanza magnetica), per rilevare le riprese di malattia in fase precoce. Generalmente, a causa delle recidive, i pazienti vengono sottoposti a interventi ripetuti in un lungo arco di tempo. Un lavoro, questo, che richiede una grande competenza e dedizione da parte del team di medici e infermieri. Oltre alla diagnosi e alla cura mininvasiva dei tumori epatici, con la collaborazione di altri specialisti del Policlinico, al San Matteo vengono eseguiti anche trattamenti mini-invasivi dei tumori del polmone (oltre 100 pazienti trattati), del rene e ora anche del pancreas. Inoltre, a scopo diagnostico la struttura effettua circa 800 biopsie ecoguidate l'anno, prevalentemente per lo studio di lesioni focali del fegato, ma anche di lesioni focali localizzate in altri organi come pancreas, rene, milza, linfonodi e altro. Ultimo vanto della Struttura di Medicina VI dell'Irccs di Pavia è la gestione del Servizio di eco endoscopia: un'indagine diagnostica utile nello studio della calcolosi delle vie biliari e in quello dei tumori del tratto gastroenterico superiore nonché del pancreas.

 

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