Da Chmp EMEA ok a molecola Genzyme che 'stimola' staminali

Redazione DottNet | 12/06/2009 16:16

emea

Parere positivo del Comitato scientifico per le specialità medicinali per uso umano (Chmp) dell'Emea (European medicine agency) sulla richiesta di autorizzazione al commercio per il plerixafor per infusione.

Ora il parere del Comitato sarà inoltrato alla Commissione europea che dovrà prendere la decisione finale entro i successivi 67 giorni. Ne dà notizia l'azienda produttrice Genzyme Corporation sottolineando che nell'Unione europea il farmaco sarà indicato per l'uso in associazione ai fattori di stimolazione delle colonie granulocitarie. E servirà a migliorare la 'mobilizzazione' delle cellule staminali ematopoietiche nel circolo ematico periferico, da dove possono essere prelevate per il successivo trapianto autologo, in pazienti con linfoma e mieloma multiplo che presentano una scarsa mobilizzazione cellulare.
Studi clinici, si legge in una nota, hanno dimostrato che plerixafor aumenta in modo rapido ed efficace il numero di cellule staminali nel circolo ematico nei pazienti con linfoma e mieloma multiplo, consentendo di raccogliere quantità adeguate di staminali anche in quei pazienti in cui un precedente tentativo di raccolta era fallito. "Al di sotto dei 65 anni il trapianto autologo rimane la terapia di scelta nel trattamento di pazienti con linfoma recidivante chemiosensibile, così come è tuttora il 'golden standard' nella terapia di prima linea dei pazienti con mieloma multiplo", afferma Attilio Olivieri, direttore del Dipartimento oncologico e del Centro trapianto di cellule staminali dell'ospedale San Carlo di Potenza e
responsabile della Sezione Trapianto Autologo del Gitmo (Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo).
"In una percentuale non trascurabile di questi pazienti, però, il ricorso al trapianto autologo - spiega ancora Olivieri - è ostacolato dalla possibilità di raccogliere un numero insufficiente di staminali autologhe. Difatti, affinché il trapianto di cellule staminali ematopoietiche avvenga con successo, è necessario che esse vengano mobilizzate, ossia rilasciate dal midollo osseo, ove abitualmente risiedono, nel sangue periferico, ove possono essere successivamente prelevate, in una quantità tale da garantire un attecchimento rapido, completo e stabile, attraverso un processo denominato leucoaferesi. Questa procedura ha da anni soppiantato l'espianto di midollo osseo, consentendo di ridurre la mortalità, la morbidità e i costi correlati all'autotrapianto. Tuttavia, per molti
pazienti, la leucoaferesi può richiedere fino a tre o quattro ore a seduta per diversi giorni e, nonostante questo, alcuni pazienti non sono in grado di mobilizzare un numero sufficiente di cellule, rendendo il trapianto autologo impossibile. Plerixafor si presenta
come trattamento innovativo e potrà offrire a questi pazienti l'opportunità di effettuare con successo il trapianto autologo", conclude l'esperto.