Artrite reumatoide, la proteina abatacept ferma la progressione

Reumatologia | Redazione DottNet | 12/06/2009 21:44

In Italia sono circa 400.000 le persone che soffrono di artrite reumatoide, malattia infiammatoria auto-immune, degenerativa e invalidante. Bristol-Myers Squibb ha reso noto che una proteina umana di fusione che modula l'attivazione dei linfociti T, garantisce livelli di efficacia e sicurezza costanti nell'arco di 7 anni nelle persone affetta da artrite reumatoide.

I risultati di uno studio presentato a Copenaghen durante il congresso annuale di EULAR, la Lega europea contro i reumatismi, su pazienti affetti da artrite reumatoide con risposta inadeguata al metotressato (MTX), hanno dimostrato che a 7 anni, circa il 50% dei pazienti è in remissione, mentre il 70% è in bassa attività di malattia. ''Questi dati assumono una particolare rilevanza - ha commentato il Prof. Renè Westhovens dell'Ospedale Universitario di Lovanio, Belgio - poichè è importante che il trattamento abbia un comprovato profilo di sicurezza e di efficacia a lungo termine''. Un ulteriore studio condotto da AIM (Abatacept in Inadequate responders to Methotrexate), ha rilevato che il 33,7% dei pazienti ha ottenuto la remissione clinica. I dati dimostrano che nell'arco di 5 anni, la proteina abatacept è stata in grado di inibire la progressione del danno strutturale nella maggior parte dei pazienti trattati. Il 45,1% dei pazienti valutati al quinto anno non ha mostrato alcuna progressione del danno articolare ma, soprattutto, il 98% dei pazienti che nei primi quattro anni non avevano mostrato progressioni sono rimasti ''non-progressors'' al quinto anno.

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