Trovata una possibilità per rimediare al danno spinale

Redazione DottNet | 15/06/2009 20:16

Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato una concreta possibilità di rimediare al danno spinale che si verifica dopo eventi traumatici, conseguenti ad incidenti (stradali e non) purtroppo molto diffusi tra i giovani, soprattutto maschi: 1,5 ogni 10 abitanti.

La scoperta si basa sulla possibilità di sfruttare i molteplici ruoli del nuovo recettore GPR17, individuato l'anno scorso dallo stesso gruppo che aveva in particolare dimostrato la capacità di questo recettore di aiutare il cervello colpito da ictus ad autoriparare il danno acuto. Nel nuovo studio, pubblicato online su Brain, si dimostra che questo recettore partecipa anche ai meccanismi riparativi più a lungo termine, aprendo alla prospettiva futura di poter ripristinare la capacità dei neuroni danneggiati da un trauma spinale di trasmettere impulsi. Lo studio è stato coordinato da Maria Pia Abbracchio dell' Università di Milano, Salvatore Cuzzocrea dell'Università di Messina e Placido Bramanti, Direttore scientifico dell'IRCCS Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina. In particolare, in un modello sperimentale di danno traumatico spinale, i ricercatori hanno osservato che GPR17 è normalmente presente sulle cellule nervose e sulle cellule che formano la guaina mielinica che, rivestendo i prolungamenti nervosi, permette ai neuroni di comunicare fra di loro. ''Già nel nostro precedente studio sul danno associato ad ictus ischemico cerebrale - commenta Abbracchio - avevamo osservato che, nelle fasi successive al danno, la sua attivazione sulle cellule simil-staminali ancora presenti nel cervello adulto può favorire il processo riparativo, che sta alla base della formazione di nuovi neuroni''. Si apre così la prospettiva futura di poter incrementare la maturazione di questi precursori verso forme specializzate, in grado di riformare la guaina mielinica danneggiata dalla lesione e ripristinare la capacità dei neuroni di trasmettere impulsi. Si tratta quindi ora di mettere a punto una nuova terapia da somministrare precocemente nelle fasi successive al trauma per potenziare l'attività rigenerativa di GPR17. ''Dal punto di vista teorico, risultati ottimali si potrebbero ottenere - spiega Stefania Ceruti, uno dei primi autori dello studio - combinando l'uso di farmaci attivi su GPR17 con l'impiego di farmaci biotecnologici che 'spingano' il differenziamento delle cellule progenitrici adulte verso il tipo cellulare danneggiato''.

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