Giovanardi, le donne che rinunciano all'aborto vanno incentivate

Redazione DottNet | 16/06/2009 20:16

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Incentivi alle donne che rinunciano all'aborto scegliendo di tenere il proprio bambino. La proposta arriva dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, e suscita immediate polemiche.

 Ma l'idea parte da un presupposto chiaro: è necessario, secondo Giovanardi, ''limitare l'aborto in tutti i modi possibili'', dunque anche con ''incentivi alle donne'', ed è di ''pari passo necessario promuovere l'adozione''. Due esigenze, quelle di limitare il ricorso all'aborto e incentivare l'adozione, che potrebbero venirsi incontro: ''E' necessario - spiega Giovanardi - far fronte alle richieste di maternità di tante coppie che vorrebbero avere un bambino e, allo stesso tempo, limitare gli aborti''. Quindi la proposta: ''Molte donne potrebbero partorire e dare in adozione il proprio figlio''. Ed ancora: ''Bisogna - afferma il sottosegretario - incrementare le iniziative dei movimenti per la vita, informare le donne che per vari motivi vogliono abortire, magari per ragioni economiche o più disperate, che c'è un'alternativa. Ci sono migliaia di famiglie in Italia che farebbero carte false per avere un bambino, adottarlo e dargli una famiglia''. Quanto basta per dare il 'la'' al dibattito. Il Movimento italiani genitori (Moige), partendo dalla proposta di Giovanardi, invita a gesti di ''concretezza'' contro il disagio economico che può indurre all'aborto: ''Ogni interruzione di gravidanza - afferma la presidente Moige Maria Rita Munizzi - ha un costo per il sistema sanitario di circa 10 mila euro: si dovrebbe offrire almeno la stessa cifra a chi decide di portare a termine la gravidanza garantendo così una parità di trattamento economico per ambedue le scelte''. Una dura critica arriva invece dal Pd: ''Le dichiarazioni di Giovanardi, che vuole pagare le donne per portare a termine la gravidanza salvo poi dare via il bambino, lasciano allibiti'', è il commento della senatrice Vittoria Franco, responsabile Pari opportunità del Pd. Le donne, incalza Franco, ''vanno messe nella condizione di scegliere davvero e il governo Berlusconi non sta facendo niente in questo senso''. Nel confronto interviene anche il presidente della Commissione Industria e turismo del Senato e responsabile della sanità per il Pdl Cesare Cursi, secondo il quale ''dopo 30 anni, la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza andrebbe rivisitata''. E l'idea di Giovanardi offre la sponda al presidente dell'Udc Rocco Buttiglione per rilanciare un'altra proposta anti-aborto: ''Voglio riprendere l'iniziativa per una moratoria internazionale in materia di aborto. Si tratta - spiega Buttiglione - di impegnare il governo italiano a promuovere presso le Nazioni Unite una Risoluzione che dica che l'aborto non può mai essere imposto a una donna contro la sua volontà, che non è possibile vincolare il sostegno ad un Paese in via di sviluppo alla sua accettazione di politiche abortive e che l' aborto non può essere un metodo di controllo delle nascite''. Il dibattito è aperto. Restano, intanto, i numeri del fenomeno in Italia, che fanno rilevare come le interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) si siano dimezzate in 25 anni ma siano anche proporzionalmente cresciute tra le donne straniere nel nostro paese. Secondo un bilancio a 30 anni dalla legge 194 condotto dal Centro nazionale di epidemiologia dell'Istituto Superiore di Sanità, le Ivg in Italia nel 1982 sono state 234.801, mentre nel 2007 sono state 127.038. Per contro, le Ivg da parte di straniere sono aumentate di molto, passando dalle 8.967 nel 1995 (primo dato disponibile) alle 39.436 del 2006, un dato più che quadruplicato.