Occhio della mente influenza percezioni

Redazione DottNet | 04/08/2008 14:57

influenza

Far viaggiare l'immaginazione può influenzare davvero il nostro modo di vedere il mondo. A svelare la potenza dell'occhio della mente è una ricerca condotta da un team della Vanderbilt University (Usa), pubblicato su 'Current Biology'.

"Abbiamo scoperto che le immagini mentali provocano una traccia mnemonica di breve termine, che può influenzare future percezioni", spiega Joel Pearson, primo autore della ricerca e scienziato del Dipartimento di psicologia dell'ateneo statunitense. "Si tratta del primo lavoro a mostrare davvero che immaginare qualcosa cambia la nostra visione, sia mentre stai facendo correre la mente, sia più tardi". Una scoperta importante "perché suggerisce un potenziale meccanismo attraverso il quale aspettative o rievocazioni mentali di precedenti esperienze potrebbe dar forma alla percezione", prosegue il ricercatore. I ricercatori sono partiti dal fatto che un'esperienza particolarmente intensa può influire sul nostro modo di vedere le cose. Basta, ad esempio scoprire un topo in cucina, per poi avere la sensazione di vedere il roditore muoversi in ogni angolo buio. Ora i ricercatori volevano indagare sull'effetto dei pensieri. Per capire se anche solo l'idea che un topolino possa insinuarsi in cucina sia capace di farci trasalire a ogni movimento strano. "Si potrebbe credere di dover immaginare qualcosa decine di volte, prima che questa influenzi il nostro modo divedere le cose, ma i nostri risultati dicono che non è così - interviene Frank Tong, coautore dello studio - Anche una singola immaginazione può mandare in tilt il nostro modo di vedere il mondo, in un modo o nell'altro". Per capire come la mente influenza gli occhi, il team (composto anche da Colin Clifford dell'University of Sydney, in Australia) ha sottoposto un gruppo di volontari a una serie di immagini composte da linee orizzontali o verticali, scoprendo che queste influivano sulla reale percezione di successive immagini. Non solo. Bastava far concentrare per un pò i volontari su una serie di linee immaginarie, per modificarne la visione della realtà. In pratica, spiegano gli autori, immaginazione e percezione possono unirsi e formare una 'traccia percettiva', che influenza le successive percezioni.