Distribuzione del farmaco: l'Antitrust contro i farmacisti

Redazione DottNet | 17/06/2009 16:29

''Noi pensiamo che ci devono essere due canali di distribuzione: le farmacie tradizionali e gli Otc, che vanno rinforzati, in larga misura liberalizzati e che possono avere e non avere al loro interno i farmacisti''.

 Lo afferma il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, a margine di un convegno a Roma sulla ricerca biomedica commentando la relazione annuale dell'Antitrust che ha paventato il rischio di un ritorno al monopolio da parte delle farmacie tradizionali. Riguardo alla discussione sui nomi, come ad esempio le parafarmacie, Fazio sottolinea che ''la discussione è poco interessante. Noi intendiamo solo evitare di utilizzare dei nomi che possono aprire la strada a richieste di sanatoria''. Ma a prescindere da questo, conclude il sottosegretario, ''voglio ribadire la volontà del governo a tenere attivo il canale dei prodotti da banco''. ''Il presidente Catricalà dimentica di aver recentemente sostenuto la opportunità di un accesso 'libero e diretto' da parte del cittadino al farmaco di automedicazione, dichiarandosi addirittura favorevole ai distributori self service. Anche per Federfarma “l'Antitrust dimentica che in diversi Paesi europei determinati farmaci senza obbligo di ricetta medica sono vendibili liberamente''. La Federazione nazionale dei titolari di farmacie ''condivide - nella nota - l'opinione del senatore Antonio Tomassini che difende il Ddl, co-firmato con il senatore Maurizio Gasparri, sul riordino del servizio farmaceutico. Tale Ddl - continua - prevede la vendita senza la presenza obbligatoria del farmacista di una piccola quota di farmaci senza obbligo di ricetta, in confezioni ridotte. Una misura tesa ad una ulteriore liberalizzazione del mercato che porta quindi avanti, e non indietro come ritiene Catricalà, le lancette dell'orologio''. ''La vendita di farmaci senza ricetta - conclude Federfarma - in altri canali e senza la presenza obbligatoria del farmacista, condivisa peraltro anche dal viceministro Ferruccio Fazio, non lede affatto le parafarmacie, sulle quali ha anzi un impatto minore rispetto alle farmacie''.
La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani vuole ricordare la sua posizione sull’attuale situazione della distribuzione del farmaco in Italia. Dopo le liberalizzazioni di due anni orsono, secondo la Federazione, è necessaria una riforma complessiva del Servizio farmaceutico italiano, che metta mano alla materia al fine di armonizzare le realtà esistenti, che tenga conto della posizione dei colleghi farmacisti che si sono avvalsi della possibilità offerta dalla Legge Bersani, ma evitando di ridurre al solo sconto sui prodotti da banco una questione complessa come l’accesso al farmaco. E per raggiungere questo obiettivo si richiedono strumenti legislativi all’altezza della situazione. “Ben vengano dunque il confronto e il dibattito su tutte le proposte di legge presentate al riguardo, ora all’esame della Commissione Igiene e Sanità del Senato” spiega il Presidente della Federazione Andrea Mandelli. “Riteniamo però irrinunciabile la salvaguardia di due punti fondamentali. Il primo è il mantenimento del binomio farmaco-farmacista: non è pensabile che la dispensazione dei medicinali possa avvenire al di fuori della tutela esercitata da un professionista. La seconda è l’esclusione di qualsiasi sanatoria che trasformi gli esercizi di vicinato in farmacie; vorrebbe dire scardinare l’attuale servizio sul territorio, ma soprattutto negare i diritti dei colleghi che per avere una farmacia seguono il percorso regolare: quello dei concorsi. Per questo chiediamo alle Regioni che si avviino senza ulteriori ritardi le procedure concorsuali”.

Silvio Campione

 

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