Salute: amare da morire, under 25 aspiranti suicidi per delusioni di cuore

Redazione DottNet | 17/06/2009 16:30

La prima cotta tra i banchi di scuola, un'attrazione che diventa chiodo fisso, un rifiuto che sembra impossibile da sopportare. Amare da morire si può e i giovanissimi lo sanno bene. Almeno a Milano, dove secondo uno studio dell'ospedale San Carlo, dietro a 6 tentati suicidi su 10 (57,6%) fra gli under 25 si nasconde un cuore spezzato. Quando si ha tutta la vita davanti e il futuro è in salita, ogni emozione si amplifica a dismisura. E se "alla base c'è un'identità ancora troppo fragile", spiega la psichiatra Sabrina Morandi, autrice della ricerca insieme all'internista Angelo Colombo, le delusioni affettive pesano come fardelli insostenibili. Più della solitudine e della paura, più dei conflitti con genitori iperprotettivi o assenti.
 

L'indagine è stata presentata oggi al San Carlo, insieme a un progetto al via il 1 giugno in collaborazione con l'Istituto Mario Negri del capoluogo lombardo, con l'obiettivo di far luce sulle cause dei gesti estremi e portare a galla il sommerso. Dal 2006 a oggi il Pronto soccorso dell'ospedale meneghino ha registrato 590 casi di tentato suicidio (325 donne e 265 uomini). Ancora: su 995 interventi di rianimazione effettuati dal 2003 al 2005, 411 (il 41,3%) hanno riguardato l'assunzione di farmaci presi con l'idea di uccidersi o farsi male. Di questa quota, il 18,5% (quasi un caso su 5) ha coinvolto ragazzi non ancora 25enni. Morandi e Colombo hanno puntato 'la lente' su queste 76 giovani vite strappate alla morte, analizzando le cartelle cliniche compilate in reparto e tracciando l'identikit di chi estremizza il disagio tanto da tentare il suicidio: 9 volte su 10 femmine (89,5%), e nel 66% dei casi senza diagnosi psichiatrica alle spalle. Giovani apparentemente sereni, che di punto in bianco ingoiano pillole per morire: per lo più psicofarmaci (32,9% dei casi), ma anche semplici antinfiammatori (11%), droghe (6,1%) o 'cocktail' improvvisati (19,5%). Quanto al 34% di pazienti con disturbi già certificati, nella maggior parte dei casi(30,8%) il problema alla base era un disturbo alimentare: il rifiuto dell'immagine allo specchio, che a questa età sembra avere effetti addirittura più drammatici di depressione e dipendenze.