Neurologia: pace-maker mininvasivo speranza contro 'cefalea da suicidio'

Redazione DottNet | 17/06/2009 16:48

Punta a stimolare alcuni centri strategici del cervello, usando il nervo vagale come 'autostrada'. E' un pace-maker mininvasivo, applicato attraverso una piccola incisione sul collo, la via alternativa che gli scienziati dell'Istituto neurologico Carlo Besta di Milano stanno esplorando con l'obiettivo di curare i casi più gravi di 'cefalea da suicidio', così chiamata per l'intensità del dolore: pazienti che non rispondono ai farmaci e sui quali anche la cosiddetta 'stimolazione cerebrale profonda' è risultata inefficace. La tecnica si chiama stimolazione del nervo vagale (Vns) ed è stata presentata in questi giorni a Stresa, dove si è appena concluso il tradizionale convegno organizzato ogni 2 anni dal Centro Cefalee dell'Irccs milanese.
 

Il pace-maker è stato sperimentato su una decina di pazienti, spiegano gli esperti, e i primi risultati di follow up, a un anno di distanza dal trattamento, hanno dato esito positivo. Il nuovo protocollo è frutto dell'applicazione inedita di uno strumento già impiegato soprattutto per curare la depressione e l'epilessia farmaco-resistente. Il pace-maker, governato da un computer, agisce sul nervo vago di sinistra che viene usato come 'binario' per veicolare microimpulsi elettrici a particolari centri cerebrali che controllano il dolore, centri diversi da quelli su cui interviene la stimolazione cerebrale profonda. "Di pazienti farmaco-resistenti ne trattiamo meno di una trentina l'anno al Besta - spiega Giovanni Broggi, neurochirurgo dell'istituto- per un terzo di questi, su cui è risultata inefficace anche la stimolazione cerebrale profonda, risulta indicata la stimolazione vagale". Almeno per il momento. "Solo quando avremo una conferma del successo della tecnica a tre anni dall'applicazione del pacemaker, potremo eventualmente pensare di allargare la classe di pazienti su cui intervenire con la stimolazione vagale - precisa Broggi - Nel frattempo, però, si stanno aprendo anche altre strade sul fronte farmacologico che lasciano ben sperare".
 

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