Fecondazione: nel Lazio primo figlio dopo i 35 anni per 1 donna su 3

Ginecologia | Redazione DottNet | 19/06/2009 13:25

"Solo nel Lazio una donna su tre ha il primo figlio oltre i 35 anni. Una tendenza che contrasta con il naturale declino della fertilità". Lo sottolinea Mauro Schimberni, docente di Tecniche di riproduzione assistita all'univeristà Sapienza di Roma e responsabile dell'equipe del centro BioRoma, che ha organizzato il convegno 'Fermare l'orologio biologico nella riproduzione?'. Un incontro in corso oggi alla Casa del cinema della Capitale, per fare il punto sulla questione, grazie al parere di specialisti italiani e internazionali.

"Questo convegno intende dare delle risposte alla crescente tendenza, riscontrata nei Paesi economicamente sviluppati, a cercare la prima gravidanza in età avanzata", prosegue Schimberni. Obiettivo degli organizzatori analizzare le strategie terapeutiche migliori per le donne in età riproduttiva avanzata, e l'evoluzione delle tecniche per preservare più a lungo la fertilità femminile. "Negli ultimi anni si è registrato un aumento del numero di donne che, dopo aver avuto un primo figlio naturalmente, ne cercano un secondo attraverso tecniche di riproduzione assistita. A spingerle - spiega l'esperto - sono le sempre più numerose seconde unioni", matrimoni o convivenze. "Queste donne sottolinea Schimberni - hanno più probabilità di raggiungere con successo una gravidanza rispetto a quelle che approcciano alle tecniche di fecondazione assistita per avere un primo figlio". L'emancipazione femminile e il migliore tenore di vita hanno determinato nel nostro Paese, dicono gli esperti, un generale ritardo nella formazione della coppia stabile e, conseguentemente, nella procreazione. Che interviene ben oltre i 30 anni,quando la fertilità tende fisiologicamente a diminuire. Così si è determinato negli anni anche un aumento dell'infertilità di coppia. Fra i relatori presenti al convegno anche Jaques Donnez, del Dipartimento di Ginecologia dell'università Cattolica di Lovanio (Belgio), e Carlo Bulletti, direttore dell'Unità operativa di Fisiopatologia della riproduzione dell'ospedale Cervesi di Cattolica.

 

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