L'infermiere sbarca in farmacia. No della Fimmg

Farmacia | Redazione DottNet | 23/06/2009 21:53

Una iniezione, la medicazione di una ferita difficile, il prelievo del sangue. E poi ancora la prenotazione di una visita, il ritiro di un referto medico.

Sono le nuove prestazioni che potranno arrivare in farmacia a breve attraverso nuove disposizioni, contenute in alcuni decreti delegati attesi a breve, che regoleranno il nuovo servizio resto nelle farmacie italiane. L'annuncio è arrivato da parte del viceministro Ferruccio Fazio di fronte ad una platea di oltre 800 giovani infermieri riuniti al Sanit per un convegno organizzato dall'Ipasvi (l'ordine di categoria) dedicato al nuovo codice deontologico. Ma ai medici di famiglia della Fimmg il progetto non piace: non è stato concertato, ha detto Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg, il maggiore sindacato della medicina di base. Per Milillo sarebbe ''decisamente meglio se queste risorse venissero utilizzate negli studi medici dove ci sono precisi progetti di continuità assistenziale da portare avanti e dove queste figure potrebbero intervenire sotto la diretta responsabilità dei camici bianchi''. Gli infermieri in Italia sono meno di quanti ne servano, ha aggiunto, e ''usarli nelle farmacie mi sembra un lusso''. Il progetto trova d'accordo sia i farmacisti che gli infermieri, anche se restano da chiarire alcuni importanti passaggi organizzativi: da chi dipenderà l'infermiere, tanto per iniziare, e poi come organizzare gli spazi in farmacia dedicati a questi nuovi compiti. Per organizzare questi nuovi servizi servirà però superare un divieto disposto da una normativa del 1934 che, ha spiegato Fazio, vieta la coesistenza di due figure professionali all'interno della farmacia. Un divieto che nasceva per evitare, ha detto ancora Fazio, che ad esempio nelle farmacie non ci potesse essere un medico che prescriveva i farmaci venduti nello spazio che lo ospitava. Ma questo ostacolo, sarà rimosso, ha garantito Fazio, con un emendamento concordato con il ministero dell'Economia. Dalla presidente dei farmacisti della Federfarma (oltre 16 mila farmacie private in tutta Italia) è arrivato subito il primo sì, condiviso anche dalla presidente dell'Ipasvi (il collegio che li rappresenta) Annalisa Silvestro. ''Pensiamo - ha detto quest'ultima - a quanto sarà utile il nostro lavoro per contribuire ad arricchire le farmacie come presidio della prevenzione con una informazione ed educazione sanitaria più capillare''. Ma gli infermieri sottolineano anche l'utilità del servizio ad esempio per i prelievi venosi, per la misurazione della pressione, ed ancora per i tamponi faringei, senza parlare del lavoro di prenotazione delle prestazioni come Cup. Porte aperte anche da parte della presidente di Federfarma Annarosa Racca, convinta che le farmacie stanno imboccando la strada giusta del cambiamento, verso la trasformazione in un presidio sanitario sempre più completo. Ma se sulla carta il servizio sanitario sarà sempre più cure sul territorio e meno ospedale, sulla continuità dell'assistenza sanitaria sul territorio, e sull'integrazione delle cure, le Asl, gli ospedali sono ''promossi con riserva'' da una ricerca condotta dalla federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) insieme al Cergas Bocconi. I medici di famiglia, invece, sono 'colpevoli' di un'integrazione ancora scarsa con gli altri professionisti sanitari. La ricerca, fatta su un campione 13 Asl a livello nazionale, ha analizzato l'integrazione delle cure tra medici di famiglia, ospedalieri, specialisti e infermieri per tre patologie croniche gravi che richiedono soprattutto cure sul territorio: il diabete in pazienti con danno d'organo; l'insufficienza respiratoria grave connessa a broncopolmonite; e i tumori in fase avanzata.

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