Fiaso: i medici di famiglia non s'integrano con gli altri professionisti

Redazione DottNet | 23/06/2009 21:59

asl sanità sindacato

Sulla continuità dell'assistenza sanitaria sul territorio, e sull'integrazione delle cure, le Asl e gli ospedali sono ''promossi con riserva'' da una ricerca condotta dalla federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) insieme al Cergas Bocconi.

I medici di famiglia, invece, sono 'colpevoli' di un'integrazione ancora scarsa con gli altri professionisti sanitari. La ricerca, fatta su un campione 13 Asl a livello nazionale, ha analizzato l'integrazione delle cure tra medici di famiglia, ospedalieri, specialisti e infermieri per tre patologie croniche gravi che richiedono soprattutto cure sul territorio: il diabete in pazienti con danno d'organo; l'insufficienza respiratoria grave connessa a broncopolmonite; e i tumori in fase avanzata. Per l'indagine, a incidere positivamente sull'integrazione non sono tanto i modelli organizzativi messi in campo dagli esperti ma, tra le altre cose, la presenza fisica dei professionisti nella stessa struttura: questo può quindi spiegare almeno in parte la scarsa integrazione dei medici di base. Sono considerati invece insufficienti i sistemi per lo scambio di informazioni adottati dai professionisti: solo il 2% utilizza l'email, mentre la forma di comunicazione più utilizzata resta quella della cartella clinica portata a mano dal paziente al momento della visita. ''Tanto più gravi sono le condizioni del paziente - spiega Giovanni Monchiero, presidente Fiaso - tanto maggiore è il coordinamento dei professionisti coinvolti. Il rischio però è di vedere destinata la maggior parte delle risorse ai pazienti con patologie oramai conclamate, limitando a interventi residuali l'investimento in prevenzione e monitoraggio''.