Reumatismi piaga sociale, prima causa di disoccupazione forzata

Ortopedia | Redazione DottNet | 25/06/2009 10:18

Mal di schiena fisso per un lavoratore su 4 (24%), soprattutto nei settori sanità ed edilizia. Dolori a collo, spalle e arti per più di uno su 5 (22%), specie 30-49enni e donne di mezza età. E a completare il quadro, malattie gravi e deformanti come l'artrite reumatoide e le spondiloartropatie. I reumatismi sono una piaga sociale che ruba braccia al lavoro, e che in tempo di crisi fa ancora più paura: i disturbi a muscoli e ossa rappresentano nell'Unione europea, Italia compresa, il 50% delle malattie professionali e il 60% delle cause di disabilità occupazionale permanente.
 

Un esercito di 'disoccupati forzati' descritto oggi a Copenhagen, in occasione del congresso annuale dell'Eular (Lega europea contro i reumatismi), durante un simposio promosso dall'organizzazione non-profit britannica Work Foundation. Dalla capitale danese ricercatori e associazioni di pazienti lanciano un appello ai reumatologi, inviandoli ad aiutare i malati ad essere 'Abili al lavoro'. Si chiama infatti così un progetto firmato dalla Work Foundation per sottolineare "il valore terapeutico del lavoro per i pazienti - spiega il responsabile del comitato scientifico dell'iniziativa, Paul Emery, professore di reumatologia all'università di Leeds (Gb) - alla luce del fatto che, allo stato attuale, i progressi in campo terapeutico permettono di usare la capacità lavorativa come outcome misurabile del trattamento". Più
semplicemente, riuscire a non rinunciare al lavoro può e deve essere considerato un obiettivo terapeutico prioritario. L'intervento precoce e l'efficacia nella gestione del trattamento farmacologico, ricordano gli esperti, migliora le capacità lavorative dei malati a vantaggio dei pazienti stessi, della società e dell'economia del loro Paese. Infatti, evidenziano gli specialisti, nell'Europa occidentale la maggior parte dei costi legati a lombalgia, spondilite anchilosante e artrite reumatoide sono di tipo indiretto: associati per lo piu' al calo della produttività. In Italia, per esempio, i costi diretti, indiretti e intangibili dell'artrite reumatoide (almeno 300 mila malati nella Penisola) variano da 4 mila a 23 mila euro a paziente ogni anno. E anche le spondiloartropatie costano in tutto 8 mila euro all'anno per ogni malato. Alla luce di questi numeri, Ronald van Vollenhoven (Universita' di Karolinska, Svezia), presidente della sessione congressuale insieme a Stephen Bevan, direttore generale della Work Foundation, chiama in causa i reumatologi esortandoli a intraprendere una strategia in più punti. Quattro mosse 'salva-budget', che contribuirebbero soprattutto a migliorare la qualità di vita dei malati:

1) Incoraggiare i pazienti a esercitare il proprio diritto di ricevere la diagnosi precoce e il trattamento della propria patologia, in modo da essere 'Abili al lavoro'.
2) Collaborare con i datori di lavoro per andare oltre il concetto di "rischio sanitario e connesso alla sicurezza", al fine di promuovere la salute e il benessere dei lavoratori.
3) Impegnarsi con i 'policy maker' con l'obiettivo di armonizzare i programmi nazionali ed europei in materia di salute, in modo tale che i cittadini-lavoratori siano in salute e continuino a lavorare.
4) Fare in modo che l'essere 'Abili al lavoro' rappresenti per ipazienti un importante obiettivo clinico.
 

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