Farmaci: rituximab frena artrite reumatoide, studio promuove terapia in prima linea

Redazione DottNet | 25/06/2009 12:13

Nuovi dati presentati al congresso annuale della Lega europea contro i reumatismi (Eular), in corso a Copenhagen, promuovono l'impiego del farmaco biotech rituximab di Roche come terapia di prima linea nei malati di artrite reumatoide. Ma dal meeting danese arrivano anche nuove speranze per un trattamento sempre piu' personalizzato: e' stato infatti individuato un gruppo di pazienti con probabilita' doppia o tripla di rispondere al meglio a rituximab.
 

Indizio che permettera' ai medici di prevedere la risposta del malato al farmaco, prima ancora di somministrarglielo. In sintesi, per la prima volta e' emerso che il trattamento con rituximab, somministrato in prima linea alla dose di un grammo a distanza di due settimane e ripetuto ogni 6 mesi, e' in grado di inibire in modo significativo la progressioine del danno articolare dopo un anno di terapia. In particolare, lo studio Image ha dimostrato come, nei pazienti che non hanno mai assunto il 'gold standard' metotrexate e che vengono trattati con un grammo di rituximab abbinato a metotrexate, dopo un anno la progressione del danno articolare e' tre volte piu' ridotta rispetto ai malati che assumono solo metotrexate. Dati che, commentano gli esperti internazionali, "propendono nettamente per un impiego piu' precoce del rituximab". Analizzando i pazienti trattati con rituximab in vari trial, poi, i ricercatori hanno osservato che i malati positivi a due auto-anticorpi tipici dell'artrite reumatoide - il fattore reumatoide (RF) e il peptide citrullinato anti-cliclico (aCCP) - hanno una probabilità 2-3 volte superiore di ottenere un miglioramento significativo della malattia grazie a rituximab. "Riuscire a prevedere
quali pazienti hanno maggiori probabilità di ottenere il massimo risultato dal trattamento - commentano gli specialisti - significa poter offrire questa opzione terapeutica il prima possibile" ai malati che più ne possono beneficiare.
 

 

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