Cresce la mortalità per infarto: manca la riabilitazione

Redazione DottNet | 27/06/2009 16:02

Cresce la mortalità dopo il ricovero fra chi ha subito un infarto. L'allarme arriva dalla valutazione dei dati dei circa 100.000 casi di infarto che si verificano ogni anno nel nostro Paese, secondo cui la mortalità durante i primi 60 giorni fuori dall'ospedale è in continuo aumento: nella popolazione generale dei pazienti sopravvissuti all'attacco cardiaco si attesta attorno al 4 per cento, ma nei casi ad alto rischio supera il 10 per cento.

 ''Negli ultimi anni, grazie all'introduzione delle unità coronariche e alla realizzazione di reti ospedaliere in grado di assicurare livelli di assistenza omogenei anche in realtà territoriali diverse, la mortalità per infarto durante il ricovero in ospedale ha continuato a scendere'' spiega Alessandro Boccanelli, coordinatore del Forum e Direttore del Dipartimento per le Malattie dell'Apparato Cardiocircolatorio dell'Ospedale S.Giovanni Addolorata di Roma. Oggi c'e', secondo i cardiologi, ''la pericolosa tendenza'', già attuata in diverse realtà regionali, a passare ad un'assistenza organizzata secondo intensità di cura, con posti letto accomunati solo dal livello di gravità invece che dal tipo di malattia. Ciò non tiene conto della continuità delle cure che solo la disciplina specialistica può fornire, tenendo il paziente per mano attraverso il tunnel della sua malattia. Questo potrebbe mettere a rischio, secondo Boccanelli, l'efficacia del sistema. Il timore dei cardiologi è che con accorpamenti semplicistici le competenze e le conoscenze del personale formato ed esperto nella gestione delle emergenze cardiologiche, vadano disperse con risultati negativi sul contenimento della mortalità ospedaliera e post-ospedaliera.

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