Arriva il bollino per classificare l'infarto

Redazione DottNet | 28/06/2009 10:45

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Cresce la mortalità dopo l'ospedale fra chi ha subito un infarto: nei pazienti ad alto rischio supera il 10% entro i primi 2 mesi. Solo uno su dieci, infatti, riceve una riabilitazione cardiovascolare adeguata ed efficace.

 Lo rivelano gli esperti riuniti a Roma per il ''Forum Interattivo di Cardiologia'', interamente dedicato alla gestione del paziente cardiologico ad alto rischio. Per questo sono in arrivo i ''bollini'' per classificare l'infarto a seconda della gravità e impostare una riabilitazione cardiologica su misura, grazie a un Protocollo d'intesa fra l'Associazione Nazionali Medici Cardiologi Ospedalieri e il Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa. Per chi ha subito un infarto, i primi due mesi dopo l'ospedale sono infatti il momento peggiore. Durante il ricovero, infatti, la mortalità è in costante diminuzione e non supera il 7-8%; tornati a casa, però, il 10% dei 25.000 pazienti ad alto rischio che sopravvivono a un infarto. L'allarme arriva dalla valutazione dei dati dei circa 100.000 casi di infarto che si verificano ogni anno nel nostro Paese, secondo cui la mortalità durante i primi 60 giorni fuori dall'ospedale è in continuo aumento. Nella popolazione generale dei pazienti sopravvissuti all'attacco cardiaco si attesta attorno al 4%, ma nei casi ad alto rischio supera il 10%. ''Negli ultimi anni, grazie all'introduzione delle unità coronariche e alla realizzazione di reti ospedaliere in grado di assicurare livelli di assistenza omogenei anche in realtà territoriali diverse, la mortalità per infarto durante il ricovero in ospedale ha continuato a scendere - spiega Alessandro Boccanelli, coordinatore del Forum e Direttore del Dipartimento per le Malattie dell'Apparato Cardiocircolatorio dell'Ospedale S.Giovanni - Addolorata di Roma - L'incremento rilevante della mortalità dopo la dimissione dall'ospedale si può spiegare soprattutto con la mancata riorganizzazione dell'assistenza e della fase di riabilitazione cardiologica''. Oggi il percorso riabilitativo viene intrapreso da non più di due terzi dei pazienti e i Centri in grado di offrirla sono 190, per un totale di 3000 posti letto concentrati soprattutto al Nord. Il 55% dei pazienti in riabilitazione ha subito un'operazione al cuore, meno del 10% vi arriva dopo un infarto. E in questi casi quasi sempre la riabilitazione è poco incisiva: consigli generici sullo stile di vita, la prescrizione di una dieta, qualche sessione di esercizio fisico. ''Purtroppo in questo modo non riusciamo a essere efficaci quanto potremmo e dovremmo - afferma Cesare Greco, Direttore della Cardiologia Riabilitativa dell'Ospedale S. Giovanni - Addolorata di Roma e coordinatore del Forum -. Per questo è stato siglato un Protocollo d'intesa fra l'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e il Gruppo Italiano di Riabilitazione Cardiovascolare (GIRC), che prevede un ''triage'' dell'infarto: il paziente dovrebbe essere valutato e classificato in una di tre-quattro diverse categorie di rischio e poi in base a questa dovrebbe intraprendere uno specifico percorso di assistenza ospedaliera ed extra-ospedaliera.