Dal Corriere della Sera: Cosmetica, il trucco anticrisi

Redazione DottNet | 28/06/2009 11:12

La cosmetica italiana nasconde le rughe. Anzi, qualcosa di più visto che i dati del 2008 dicono che l' andamento del mercato ha oscillato intorno allo 0,7 per cento ma sempre mantenendosi in segno positivo. E con i tempi che corrono, non è poco. Anzi il comparto potrebbe diventare una sorta di modello per gli altri settori.

Nonostante gli effetti che la crisi mondiale ha prodotto su tutte le economie, l' incremento, benché lieve, della produzione di cosmetici è stato sostenuto sia dal mercato interno (+ 0,8%) sia da quello estero (+0,4%). «Per quanto riguarda il 2009 invece - spiega Maurizio Crippa Direttore generale di Unipro (associazione italiana delle imprese cosmetiche) - le proiezioni ci dicono che ci saranno aree ancora in piena salute, come la grande distribuzione, la farmacia, l' erboristeria. E altre, la profumeria su tutte, che sentiranno forte il contraccolpo di questo stato di crisi prolungato». Tra coloro che, finora, hanno retto meglio la gelata dei consumi ci sono sicuramente i terzisti della cosmetica: in Italia si produce circa il 65 per cento del trucco che viene distribuito nel mondo ma solo una piccola percentuale viene immessa nel mercato con marchi italiani. «Si tratta di un fenomeno - continua Crippa - che viene da lontano: in Italia il terzismo nella cosmetica è sempre stato forte e negli ultimi anni le multinazionali del settore hanno sempre incentivato la prosecuzione di questo sistema. L' estrema frammentazione del settore ha portato a un' assenza di un unico, grande brand italiano. E adesso, in tempo di crisi, le aziende produttrici pensano, correttamente, soprattutto a investire in ricerca per migliorare e innovare i prodotti cosmetici». L' Italia comunque con il suo giro d' affari che supera i nove miliardi di euro rappresenta il quarto mercato europeo seppur con un sistema di impresa bloccata a una dimensione medio-piccola (in Unipro si riuniscono 550 imprese di cui 500 Pmi). Quali gli scenari futuri previsti dalle associazioni di settore? «Il tema dei prossimi anni sarà l' attenzione al capitale umana - sostiene Crippa - la capacità di fornire servizi, assistenza e consulenza potrà farci limitare i danni procurati dal calo dei consumi. Il nostro cliente è un compratore maturo, consapevole. sa cosa vuole, ma lo vuole al più alto rapporto qualità prezzo e senza più fidelizzarsi su un' unica marca. È per questo che chiediamo alle nostre imprese di fare il massimo sforzo, possibile in questo momento, nel campo della ricerca e poi, alla fine della filiera, di avere un personale competente e formato per saper assistere la clientela. È anche così infatti che si spiega la grande crescita di settori come farmacie ed erboristerie in questi ultimi anni: danno al compratore più affidabilità e assistenza. Ed è a questo modello che dovrà lavorare il comparto della profumeria». Quello che alla fine della tempesta dovrà essere ricostruito più massicciamente. Come va il mercato

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