Oncologia, no a medicine alternative

Oncologia | Redazione DottNet | 29/06/2009 18:21

Agopuntura, osteopatia, fitoterapia e omeopatia ai pazienti oncologici: cure che fanno discutere e che vedono gli oncologi schierarsi per fare utilizzare le terapie ''alternative'' con grande cautela, solo di fronte a prove, quelle che i medici chiamano evidenze cliniche.

La questione, che anche in passato è stata al centro di numerose polemiche, torna ora d'attualità con l'arrivo dal prossimo autunno, all'ospedale Tappeiner di Merano, di servizi ambulatoriali di agopuntura, osteopatia, fitoterapia e omeopatia ai pazienti oncologici. Il progetto avrà la durata sperimentale di due anni e, in caso di successo, potrà essere esteso anche ad altre strutture sanitarie della Regione. La disponibilità di queste forme di medicina alternativa per la cura dei tumori era stato approvato dalla giunta provinciale lo scorso gennaio. Ma l'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiarisce la sua posizione. ''Siamo contrari alla contrapposizione ideologica tra medicina tradizionale e medicina non convenzionale: esiste solo la medicina dell'evidenza. Ma non abbiamo pregiudizi alla possibilità che le terapie impropriamente definite non convenzionali vengano utilizzate - sostengono gli oncologi - purchè vi siano studi clinici che ne confermino l'efficacia''. ''Non abbiamo certezze - spiega il prof. Francesco Boccardo, Presidente nazionale AIOM - ma l'obbligo di porci domande e interrogativi. Queste sostanze possono avere effetti positivi per i pazienti soprattutto per controllare alcuni effetti collaterali indotti dalle cure ma possono avere anche interazioni con l'assorbimento o il metabolismo dei farmaci antitumorali. Solo una corretta sperimentazione e lo studio delle possibili interferenze con i farmaci antitumorali possono consentire di inserirle nei protocolli terapeutici''. In realtà già l'80% dei pazienti richiede trattamenti complementari e appunto dal prossimo autunno l'ospedale di Merano li fornirà. Ma non vanno sottovalutati i costi e le possibili interazioni farmacologiche. Queste sostanze possono avere effetti positivi per i pazienti soprattutto per controllare alcuni effetti collaterali indotti dalle cure ma possono avere anche interazioni con l'assorbimento o il metabolismo dei farmaci antitumorali. ''E' provato - afferma il dottor Marco Venturini, Segretario nazionale AIOM - che il succo di pompelmo può aumentare la tossicità di una molecola registrata per il tumore al seno. Va anche sottolineato che al Congresso americano di oncologia di quest'anno è stato presentato uno studio randomizzato che ha dimostrato che il ginger contribuisce ad alleviare la nausea. Ma nella stragrande maggioranza dei casi non vi sono studi clinici che confermino l'efficacia delle cosiddette terapie complementari''. Ogni anno in Trentino Alto Adige più di 4000 persone sono colpite da tumore (1962 donne e 2208 uomini). La sperimentazione condotta a Merano, secondo i sostenitori del progetto, risponderebbe a precise richieste dei pazienti oncologici: già oggi l'80% ricorre a questi trattamenti rivolgendosi a strutture private. Quindi, perchè non assecondare le richieste dei malati? ''Il problema esiste e va affrontato - sottolinea il dottore Claudio Graiff, Direttore della Divisione di Oncologia Medica dell'Ospedale Centrale di Bolzano -. Con questo convegno diamo un segnale di apertura, ci poniamo in un'ottica di assoluta collaborazione, non di competizione o di alternatività''.

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