Snami, no al decreto Brunetta sulle pene al medico di famiglia

Redazione DottNet | 30/06/2009 17:41

Esprimiamo la nostra contrarietà al progetto di DL presentato dal Ministero della Pubblica Amministrazione e l'innovazione, in merito all' inquadramento della certificazione medica e all'inasprimento delle pene nei confronti del Medico di famiglia, fino alla radiazione dall'Albo Professionale”. Questa la netta presa di posizione di Mauro Martini, Presidente del Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani, espressa alla Commissione Lavoro e Affari Costituzionali della Camera.
 

Lo schema del DL – ricorda Martini - parte dal presupposto che molte certificazioni vengano redatte in maniera non rispettosa della legge, o siano addirittura "compiacenti". Tale forzatura interpretativa, del tutto gratuita, potrebbe indurre il sanitario ad attuare una medicina "difensiva" prima di stilare una certificazione, dovendo sottoporre il paziente che la richiede ad indagini atte a comprovare tangibilmente la diagnosi. La vera natura dell'attestazione di malattia - questo è il vero nome - richiede spesso di evadere richieste di certificazioni a fronte di sintomi soggettivi, spesso non obiettivabili (es. cefalea, dolori mestruali, vertigini soggettive, eccetera), ma che comunque riducono la capacità lavorativa pur non essendo una malattia vera e propria.
“In tale merito, le attestazioni riportano la sintomatologia e non la malattia. Se si equiparassero tali attestazioni a vere e proprie certificazioni medico-legali” spiega il presidente SNAMI “porterebbe ad un rifiuto della certificazione e ad aprire un altro contenzioso: quello con il paziente che non avrebbe di che giustificare la sua indisposizione temporanea. L'obiettivo del Ministero di ridurre le assenze brevi ”aggiunge Martini “non può essere raggiunto con l'inasprimento delle sanzioni nei confronti del medico di famiglia ed è per questo motivo che vogliamo mettere a disposizione la nostra esperienza e i nostri suggerimenti in un'ottica di leale e reciproco dialogo”.
SNAMI da molti anni propone una "Autogiustificazione" da parte del lavoratore che non è un'autocertificazione, in quanto il paziente non può certificare a sé una malattia; sarà poi compito del legislatore, come avviene in molti paesi europei, fissare limiti e controlli a tali autogiustificazioni.
“Ciò metterebbe il medico in condizione di diagnosticare patologie obiettivabili, più rilevanti, tali da richiedere un'attenta e compiuta giustificazione. Da ultimo - conclude il Presidente SNAMI - vogliamo ribadire il contenuto del documento elaborato il 29 maggio 2009 dalla FNOMCeO, con la richiesta di un tavolo tecnico per definire congiuntamente le norme certificative. La politica dovrebbe possedere doti di saggezza in modo da raccogliere il nostro invito al dialogo, per non aggiungere aggravi burocratici e presupposti di demotivazione al lavoro di decine di migliaia di medici di famiglia in Italia, i quali chiedono di poter lavorare serenamente e senza inutili spade di "Damocle" sul capo. Il medico di medicina generale in Italia, ricordiamolo, è un professionista apprezzato dai suoi pazienti per la relazione interpersonale che lo contraddistingue e per la sua presenza capillare sul territorio”.
 

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