Dopo infarto si rischia di più, fino al 10% non ce la fa

Redazione DottNet | 01/07/2009 13:21

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Per chi ha subito un infarto i primi due mesi dopo la degenza in ospedale sono il momento peggiore.

Durante il ricovero, infatti, la mortalità è in costante diminuzione da anni e non supera il 7-8%. Tornati a casa, però, il 10% dei 25.000 pazienti ad alto rischio sopravvissuti a un infarto non ce la fa. Lo rivelano gli esperti riuniti in questi giorni a Roma per il Forum
interattivo di cardiologia, interamente dedicato proprio alla gestione del paziente cardiologico ad alto rischio.
L'allarme arriva dalla valutazione dei dati dei circa 100.000 casi di infarto che si verificano ogni anno nel nostro Paese, secondo cui la mortalità durante i primi 60 giorni fuori dall'ospedale è in continuo aumento: nella popolazione generale dei pazienti sopravvissuti all'attacco cardiaco si attesta attorno al 4%, ma nei casi ad alto rischio supera il 10%. "Negli ultimi anni, grazie all'introduzione delle unità coronariche e alla realizzazione di reti
ospedaliere in grado di assicurare livelli di assistenza omogenei anche in realtà territoriali diverse, la mortalità per infarto durante il ricovero in ospedale ha continuato a scendere - spiega Alessandro Boccanelli, coordinatore del Forum e direttore del Dipartimento per le
malattie dell'apparato cardiocircolatorio dell'Ospedale S.Giovanni di Roma - Oggi c'è la pericolosa tendenza, già attuata in diverse regioni, a passare a un'assistenza organizzata secondo intensità di cura, con posti letto accomunati solo dal livello di gravità invece
che dal tipo di malattia".
Questo però "non considera la continuità delle cure che solo la disciplina specialistica può fornire, tenendo il paziente per mano attraverso il tunnel della sua malattia. E - prosegue Boccanelli - potrebbe mettere a rischio l'efficacia del sistema". Il timore dei cardiologi è che con accorpamenti semplicistici le competenze e le conoscenze del personale delle Utic, formato ed esperto nella gestione delle emergenze cardiologiche, vadano disperse. Con risultati negativi sul contenimento della mortalità ospedaliera e post-ospedaliera.