Roma, in prima mondiale giubbotto salvacuore post-infarto

Cardiologia | Redazione DottNet | 01/07/2009 13:26

Un giubbotto salvacuore da indossare nei 30 giorni successivi all'infarto, "quando il cuore è più vulnerabile e, nei pazienti al alto rischio, può andare di nuovo in tilt".

A illustrare il progetto 'life-vest', che punta a dotare i pazienti ad alto rischio di un defibrillatore portatile 'da indossare' come un gilet nel mese successivo all'infarto, è Alessandro Boccanelli, cardiologo del San Giovanni di Roma e past president Anmco (Associazione nazionale cardiologi ospedalieri), a margine del Forum interattivo di cardiologia in corso nella Capitale. "Si tratta di un approccio innovativo - spiega il medico- sperimentato per la prima volta al mondo a Roma nel post-infarto", precisa.
"Oggi la cardiologia offre un grande panorama di interventi mirati per i cardiopatici. Ma ci sono dei 'buchi', situazioni in cui - dice il cardiologo - i pazienti ad alto rischio dopo un infarto vengono trattati come gli altri. Ma è proprio nei primi mesi dopo l'attacco che il pericolo è maggiore. Ecco perché abbiamo pensato al progetto life-vest, forte di un giubbetto salvacuore che in realtà è un defibrillatore di 3-4 kg. Bisogna indossarlo giorno e notte nel mese successivo all'infarto, in modo che quando il cuore impazzisce il sistema mandi un segnale d'allarme. Se il paziente sviene, inoltre, parte il meccanismo salva-vita".
Il progetto è partito al San Giovanni da due mesi, con una dotazione per il momento di due live-vest. "Finora nessuna vita è stata salvata, ma sappiamo che il 20% degli infartuati è ad alto rischio - conclude lo specialista - Dunque questi pazienti vanno protetti in modo particolare".
 

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