Indagine su continuità cure, medici famiglia poco integrati

Redazione DottNet | 01/07/2009 16:48

Continuità delle cure: un obiettivo ancora da raggiungere. E' quanto emerge da una ricerca promossa dalla Federazione italiana delle aziende sanitarie ed ospedaliere (Fiaso), condotta in partnership con il Cergas Bocconi. Pazienti e addetti ai lavori, rileva l'indagine presentata oggi a Milano, "promuovono con riserva" Asl e ospedali, mentre i medici di famiglia vengono addirittura "rimandati a settembre" per non essersi impegnati abbastanza sul fronte dell'integrazione con gli altri professionisti sanitari, tuttora scarsa.

 

La ricerca, condotta su un campione 13 Asl rappresentativo della situazione nazionale, ha indagato sulla capacità di fare gioco di squadra mostrata da medici di famiglia, ospedalieri, specialisti e infermieri e sull'integrazione delle cure per tre patologie croniche che richiedono soprattutto cure sul territorio: il diabete in pazienti con danno d'organo, l'insufficienza respiratoria grave connessa alla broncopolmonite, i tumori in fase avanzata seguiti da Assistenza domiciliare integrata. Risultato: in una scala di valori da 0 a 5, il 'voto' sull'integrazione è stato 3,24 per la cura del diabete, 3,06 per le insufficienze respiratorie, 3,17 per i tumori. Con alcune differenze fra i camici bianchi. Il punteggio assegnato ai medici di famiglia è infatti sempre più basso rispetto a quello degli specialisti. Per il diabete è 2,40 contro il 4,03 degli specialisti, per le insufficienze respiratorie gravi è di 2,39 contro 3,65, e per i tumori di 2,69 contro 3,68.

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