Sì alla fecondazione assistita anche se la coppia non è sterile

Redazione DottNet | 01/07/2009 20:29

fecondazione legge-40 medicina-legale sanità

Via libera alla fecondazione assistita anche per le coppie non sterili. La sentenza del Tribunale di Bologna scardina un altro punto fondamentale della Legge 40 sulla procreazione assistita e fa scoppiare le polemiche, con in prima linea il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella.

Accettando il ricorso presentato da una coppia in cui la donna è portatrice di distrofia muscolare, il Tribunale ha stabilito che sarà possibile la diagnosi genetica preimpianto su un embrione che rischia di ereditare una grave malattia genetica, anche sulle coppie fertili. Da giovedì 2 luglio quindi - per il momento solo presso il centro di procreazione assistita Tecnobios di Bologna - è possibile effettuare tutte le procedure per realizzare la diagnosi preimpianto. Non solo le coppie sterili quindi, ma anche quelle fertili che non sono state in grado di concepire nei mesi precedenti l'accesso al centro di Procreazione Medicalmente Assistita(PMA), sono legittimate a ricorrere alla diagnosi. Inoltre, anche le coppie che hanno già avuto altri figli, nati però con gravi patologie genetiche ne avranno diritto, abbandonando l'embrione malato e ottenendo il trasferimento di quello sano. L'ordinanza dispone inoltre che si proceda ''previa diagnosi preimpianto di un numero minimo di 6 embrioni'' e che il medico debba eseguire i trattamenti ''in considerazione dell'età e del rischio di gravidanze plurigemellari pericolose''. Il medico potrà provvedere poi al congelamento ''per un futuro impianto degli embrioni risultati idonei che non sia possibile trasferire immediatamente e comunque di quelli con patologia''. Contro la decisione del Tribunale si è scagliata il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella che considera la sentenza un'invasione di campo della magistratura nella volontà popolare. ''E' sconcertante, si tratta di un vero e proprio tentativo di riscrittura della Legge 40. Immediata la risposta dell'avvocato Gianni Baldini che ha accolto il ricorso della coppia di Bologna: ''Non si comprende su quali basi il Sottosegretario continui ad affermare, di fronte all'evidenza, che le procedure diagnostiche preimpianto sono vietate alimentando quella disinformazione che pur non potendo stravolgere la realtà, crea tuttavia molta incertezza sia per gli operatori che per i pazienti''. ''E' particolarmente preoccupante questo uso distorto delle sentenze che nel metodo, prima ancora che nel merito, stravolgono l'ordine istituzionale del Paese in ragione di posizioni meramente ideologiche'', afferma il vicepresidente Pdl della Camera Maurizio Lupi D'accordo con la Roccella invece Luca Volontè dell'Udc. ''L'ordinanza del tribunale di Bologna conferma che la sentenza della Corte Costituzionale del marzo scorso non era un caso isolato. Assistiamo ad una deriva giurisdizionale in aperto contrasto con la legislazione italiana'', ha detto Volontè. Critico anche il Centro di Bioetica dell'università Cattolica. ''La recente ordinanza - si legge in una nota - riscrive di fatto la legge 40. In un solo colpo viene vanificato il dibattito che si è avuto nel Paese, rendendo carta straccia le riflessioni sulle problematiche etiche per garantire il riconoscimento della vita embrionale, anche se malata''.