Dal Corriere della Sera: Farmindustria, troppo tagli. Ora a rischio gli investimenti

Redazione DottNet | 02/07/2009 11:51

«Il governo ci ha chiesto il rispetto del tetto di spesa farmaceutica. E noi lo abbiamo rispettato. Abbiamo stipulato accordi importanti con i ministeri, con i sindaca­ti. Insomma abbiamo fatto ogni tipo di sforzo per render conto al sistema Paese. E in cambio cosa abbiamo ottenuto, un ulteriore taglio della spesa farmaceutica di 800 milioni di euro. È un provvedimento inaccettabile e controproducente per il Paese». A parlare è Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, l’associazione che raggruppa le imprese del farmaco (oltre 200). Oltre ai tagli previsti dal decreto anticrisi a preoccupare Dompé è la «poca capacità di ascolto» se­gno che a «nessuno interessa che nel nostro Paese ci siano nuovi investimenti nel campo farmaceutico».

 

Ma presidente la coperta è corta per tutti.

«Però gli unici colpiti dalla manovra siamo noi. E poi dopo che il premier Silvio Berlusconi, presente alla nostra as­semblea all’Aquila (del 25 giu­gno) ci aveva rassicurato della strategicità del settore e dopo che il ministro Claudio Scajola con cui a breve dovremmo firmare un accordo, ha riconosciuto nelle nostre imprese un motore per il rilancio del Paese. All’Aquila noi avevamo chiesto al governo di ricambiare la fiducia dei nostri imprenditori che nonostante tutto hanno continuato a investire in ricerca, innovazione, lavoro. È molto grave che la risposta sia stata un’ulteriore riduzione dello 0,3% del tetto di spesa farmaceutica, già ridotto poche settimane fa dal 14% al 13,6%. Un taglio equivale a una tassa sulle imprese del farmaco ».

La spesa pubblica non si può permettere altri rialzi.

«Guardi, il costo farmaceutico per cittadino nel nostro Paese è di 188 euro all’anno mentre la media europea è di 265 euro. Dal 2001 la spesa per farmaci convenzionati è diminuita del 2,4%, mentre le altre voci di spesa sanitaria, l’84% del totale, sono aumentate del 54,6%. Sa chi è in Francia, nostro concorrente agguerrito, l’alfiere dell’industria farmaceutica? Nicolas Sarkozy».

Però ci sono Regioni che hanno fatto grossi buchi nella sanità.

«Sono fortissimamente a favore del federalismo fiscale. E non è una posizione nè di destra nè di sinistra. Per quanto riguarda la gestione sono da invidiare realtà come il Veneto e la Lombardia così come l’Emilia Romagna e la Toscana. È tutta una questione di persone, controllo della spesa e gestione efficace. Non possia­mo continuare a pagare per le inefficienze altrui».

Ma pensate che il governo debba rivedere il decreto?

«La situazione non consente il fioretto. Siamo consapevoli della situazione grave del Paese e siamo disponibili a un confronto, alla ricerca però di soluzioni equilibrate. Se si taglia la manutenzione dell’aereo non si può poi dar la colpa al pilota se il velivolo precipita ».
 

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