Acsan, le banche private raccolgono il cordone per far fronte alle carenze del pubblico

Redazione DottNet | 03/07/2009 12:56

“Non è più sorprendente che ogni qual volta si tocchi il tema della donazione e della raccolta del cordone ombelicale in Italia, di fronte alle carenze del sistema pubblico delle banche delle staminali, si additino come capro espiatorio le banche private evitando accuratamente di indagare le cause dell’insuccesso del sistema pubblico”.

Questa la replica di ACSAN (Associazione per le Cellule Staminali Adulte e Neonatali), l’Associazione che raccoglie le aziende italiane ma operanti all’estero a causa delle restrizioni della normativa nazionale, che ricorda anche come oggi viene gettato il 98% delle cellule staminali che potrebbero essere raccolte. ACSAN denuncia il rilievo anche penale delle dichiarazioni rese dall’ematologo Licinio Contu, presidente della Federazione delle associazioni donatori cellule staminali (Adoces) che ha definito la donazione autologa “una truffa”. Non a caso da dichiarazioni tanto scorrette si è parzialmente dissociato il sottosegretario Eugenia Roccella che, comunque, ha ribadito che la donazione autologa-familiare sarebbe inutile e costituirebbe un elemento di disturbo della donazione.
La realtà è diversa: le banche private raccolgono donazioni che altrimenti andrebbero perse, vista l’incapacità del sistema pubblico di rispondere a tutte le richieste. Inoltre, si ricorda che dei 20 mila trapianti di midollo osseo eseguiti nel mondo più del 90% è stato eseguito tra consanguinei, senza contare che le staminali da donazione autologa-familiare si sono rivelate superiori nel trattamento dei linfomi. Infine, va ricordato che la donazione allogenica non è adeguata nella medicina rigenerativa dove servono le proprie cellule per riparare un tessuto danneggiato: per esempio nell’impiego delle staminali per il trattamento degli esiti dell’infarto (non fantascienza, ma studi oggi in atto con successo). ACSAN tiene a precisare che da tempo le aziende associate hanno offerto al Servizio sanitario nazionale la loro collaborazione, così da mettere in pool le cellule raccolte nei due circuiti, proposta alla quale non è nemmeno stata data risposta. Eppure è noto che molti dei campioni raccolti nelle banche pubbliche non sono neppure utilizzabili, perché non sono stati tipizzati ai fini dell’uso nei trapianti (determinazione dell’HLA). E’ inspiegabile che in un sistema in cui a tutti i livelli si assiste all’integrazione tra pubblico e privato in sanità questo principio non venga applicato, e nemmeno studiato, in un settore strategico come questo, anche in vista degli sviluppi della medicina. ACSAN ritiene sia venuto il momento di aprire un tavolo, come si dice oggi, su questo tema, aperto a tutti gli esperti coinvolti e, per una volta, anche ai pazienti che di queste metodiche si sono avvalsi. E se ne fa fin d’ora promotore.
 

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