Dall'Espresso: Pillole con il trucco

Redazione DottNet | 03/07/2009 14:38

La prima era vuota. La seconda pure. La terza semivuota. La quarta conteneva una poco invitante sostanza arancione. La quinta un grumo di polvere bianca solidificata. La sesta non si sa. A quella, infatti, la signora Maria Serena non c'era arrivata. Perché prima di aprire una nuova capsula di Ubidex, il farmaco per il mal di cuore che il medico aveva prescritto al marito, lei aveva già telefonato ai carabinieri dei Nas. Che altro poteva fare? Da quando suo marito aveva cominciato a prendere quel medicinale, fornito gratis dalla Asl di Cagliari, invece che migliorare, peggiorava. E ora si capiva perché.
 

Truffa, frode nelle pubbliche forniture, commercio e somministrazione di medicinali guasti: la storia dell'Ubidex e dell'Officina farmaceutica fiorentina (Off), l'azienda che lo commercializzava e produceva, dai primi di maggio è tutta riassunta nel burocratico linguaggio del codice penale. Quattro persone sono finite agli arresti domiciliari, gli investigatori ancora lavorano per scoprire se quelle capsule sono state acquistate pure da altre Asl, ma una cosa già oggi sembra chiara. Il sistema dei controlli che dovrebbe evitare che vengano immessi sul mercato farmaci difettosi o privi delle necessarie autorizzazioni non funziona. Prendete la Off, la storica azienda di medicinali nata nel 1909 a Firenze con il nome di Laboratorio chimico toscano e trasferita nel 1945 a Viareggio, dove di fatto fa capo alla famiglia fiorentina di Mauro e Filippo Terzani. Fino al 2002 nella fabbrica le forniture di generici vanno avanti a pieno ritmo. Le strutture ospitate in una palazzina liberty però sono antiche e necessitano di un profondo rimodernamento. Per questo i dirigenti della Off presentano all'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) un'istanza di sospensione temporanea per ristrutturazione. La produzione però va avanti lo stesso. E così, come informa il sito della Off, l'azienda si trova a essere "attiva in 21 paesi del mondo, soprattutto Africa, Medio Oriente, Asia e Sud America" dove collabora con l'Onu, l'Alto commissariato per i rifugiati e l'Unicef. Nel 2007 la Asl di Cagliari decide di rifornirsi di Ubidex, consulta il prontuario farmaceutico e a trattativa privata conclude un contratto con la Off. Nel 2008 i medicinali arrivano in Sardegna e sulle 400 scatole sono presenti i bollini, stampati dall'Istituto della Zecca di Stato, su cui compare persino il codice di autorizzazione di immissione in commercio (Aic) rilasciato dall'Aifa. Difficile insomma pensare che in quelle confezioni ci sia qualcosa che non vada. E invece molto non va, come hanno ben presto modo di rendersi conto i pazienti. Che cosa è accaduto lo scopre la Procura di Cagliari.
Gli uffici dell'Aifa e la Zecca comunicano poco e male tra di loro (la Zecca, per esempio, non ha accesso alla banca dati del farmaco). Per questo i bollini erano stati stampati e consegnati alla Off perché "può accadere che la mancanza di autorizzazione alla produzione di un farmaco in un determinato stabilimento non sia preclusiva al rilascio dell'Aic perché essa potrebbe avvenire in sito diverso". Il sistema di "controllo e monitoraggio di farmaci" rivela "evidenti lacune e imperfezioni". Anzi, "un'assoluta inadeguatezza". Tanto che nelle pieghe delle norme ci può passare di tutto. Cosa esattamente ancora non si sa. Le analisi sull'Ubidex 'taroccato', infatti, non sono ancora state fatte, come non mancano di sottolineare gli avvocati Graziano Maffei e Luigi Concas. Ma il fatto che ci siano pazienti con problemi cardiaci che, nel migliore dei casi, si sono ritrovati a curarsi con capsule piene solo d'aria, non può lasciare tranquilli.
 

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