Fofi, via libera ai punti programmatici e all'ammodernamento della professione

Redazione DottNet | 04/07/2009 15:53

Il Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, riunito a Roma il 25 giugno, ha votato all’unanimità i punti programmatici che la professione si è data per far evolvere il ruolo del farmacista coerentemente ai bisogni dei cittadini e alle necessità del Servizio Sanitario Nazionale.

 Il presidente della Federazione, Andrea Mandelli, ha sottolineato nella sua relazione la funzione del farmacista come specialista del farmaco a tutela del cittadino, non soltanto nelle farmacie del territorio ma anche negli ospedali, nelle strutture di ricovero e, in definitiva, ovunque si dispensino e si impieghino medicinali. Mandelli ha sottolineato l’importanza dell’approvazione delle deleghe al Governo, contenute nella Legge 69, per la determinazione dei nuovi servizi da affidare alle farmacie. Un provvedimento, ha detto che “realizza le proposte avanzate dalla Federazione nel documento sulla professione presentato a palazzo Marini nell’ottobre del 2006 e sulle quali si è creato un crescente consenso generale dei colleghi, delle istituzioni e della stessa opinione pubblica”. La Federazione, dunque vuole farsi promotrice dell’ammodernamento del servizio farmaceutico italiano e, di conseguenza, del Servizio sanitario nazionale nel suo complesso.
Queste le proposte federali approvate dall’assemblea. Per quanto riguarda le farmacie di comunità, si chiede un rapporto popolazione/farmacia unico su tutto il territorio nazionale, così da aumentare il numero di farmacie aperte al pubblico, prevedendo anche un fondo di solidarietà per i punti vendita aperti nei piccoli comuni; modifica delle norme vigenti (art. 102 del TULLSS) per l’esercizio di altre professioni sanitarie, per esempio quella di infermiere, anche in farmacia. Nel documento approvato ampio spazio è dedicato anche al farmacista ospedaliero, e al proposito si chiede che finalmente anche le case di cura, le residenze sanitarie e le altre comunità (come gli istituti di pena), dove si impiegano farmaci, si dotino necessariamente di questi professionisti. Negli Ospedali, dove il farmacista ospedaliero è presente, si chiede che questa presenza sia allargata con l’istituzione del farmacista di reparto. “Una misura che ha dimostrato di ridurre drasticamente il rischio clinico” commenta il presidente della FOFI.
Per realizzare questi obiettivi, la Federazione chiede che si tenga in tempi certi “e scavalcando le lungaggini burocratiche che si sono registrate fino a oggi con grave danno dei professionisti e del pubblico”, un concorso straordinario per titoli riservato ai farmacisti non titolari e ai titolari di farmacia rurale sussidiata con un punteggio che riconosca la specifica attività svolta, così da assegnare rapidamente le sedi ancora vacanti (circa duemila secondo i calcoli della Federazione). Mandelli ha anche affrontato il nodo della remunerazione della dispensazione del farmaco: “Il fatto che oggi il farmacista venga retribuito in percentuale sul prezzo del medicinale è lesivo della dignità professionale e controproducente: i farmaci più innovativi infatti non vengono distribuiti in farmacia, ma nelle strutture delle ASL, con gravi disagi per i cittadini. Bisogna discutere di un sistema che riconosca l’attività professionale attraverso un onorario fisso e una compensazione dei costi di approvvigionamento, come accade in molti paesi europei”. Inoltre, si chiede che ai farmacisti collaboratori venga applicato il contratto della Sanità e non quello del commercio.
“Riteniamo che la risposta alla crisi non stia nello smantellamento delle regole e nella liberalizzazione a oltranza , che anzi è all’origine della crisi stessa, ma nella riforma armonica di tutto il sistema. E la Federazione vigilerà perché questo avvenga salvaguardando il binomio farmaco-farmacista”.
 

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