Proteste contro il decreto Brunetta: in campo la dirigenza medica

Redazione DottNet | 09/07/2009 14:44

''Il ministro Brunetta a 59 anni è ministro e universitario, a 59 anni invece i medici sono da rottamare''. Parte da questo slogan la protesta delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica veterinaria riunita il 9 luglio scorso in una manifestazione nazionale a Roma per protestare contro il decreto Brunetta in materia di ottimizzazione dell'attività di lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.

Dieci le criticità che le organizzazioni sindacali hanno evidenziato: si tratta di una riforma che non tiene conto delle specificità del sistema sanitario nazionale che ha già provveduto a introdurre sistemi di verifica, centralizza le decisioni in netto contrasto con il federalismo, attacca l'indipendenza e l'autonomia degli dirigenti pubblici, svuota la contrattazione sindacale. Una riforma che reintroduce la burocrazia centrista e la cattiva politica nella sanità pubblica, colpendo la professionalità dei medici e la qualità dell'assistenza pubblica. Così le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e veterinaria giudicano il decreto Brunetta. Si tratta - secondo le organizzazioni - di una riforma che colpisce la buona contrattazione, sostituisce un sistema basato sul raggiungimento del risultato da parte di tutti nell'interesse dei cittadini con un sistema rigido di premi individuali, svuota la contrattazione sindacale, stravolge le relazioni sindacali prorogando i dati della rappresentatività dal 2006 al 2012 e si accanisce contro i medici per le certificazioni di malattia su cui si adombra una generica falsità. ''Il ministro Brunetta ci ha dato delle spie, dei macellai, dei fannulloni e anche dei falsari - afferma Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Associazione nazionale medici dirigenti (Anaoo) - in un paese in cui il falso di bilancio non è più reato, ci accusano del reato di falsa certificazione. Una categoria che ogni giorno si prende cura della salute di questo paese, con dieci milioni di ore di straordinario all'anno esige più rispetto''. ''Senza considerare la reintroduzione da parte di Brunetta della rottamazione per chi ha raggiunto i 40 anni di contributi compresi i riscatti, nonostante la recente bocciatura del Parlamento, aggiunge Massimo Cozza, segretario nazionale Cgil Medici. Il decreto oltretutto conferisce alla politica la scelta delle assegnazioni degli incarichi a tutti i livelli dirigenziali e introduce regole rigide per cui solo il cinque per cento dei medici potrà avere il massimo premio economico. Il tutto senza risorse, anzi con sette miliardi in meno per la sanità pubblica, con un contratto fermo al 2007''.

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