Inchiesta: Aziende farmaceutiche e Web

Adelaide Terracciano | 13/07/2009 16:07

ecm web

La comunicazione aziendale tramite Web ha ormai coinvolto anche le aziende farmaceutiche. Non a caso, d’altronde, il fatto che un’azienda presenti un proprio sito istituzionale è considerato solitamente indice di prestigio nonché di attenzione alle nuove tecnologie.

Negli ultimi anni, perciò, molte aziende farmaceutiche si sono preoccupate sempre più di realizzare progetti web aziendali funzionali, esaustivi ed in grado di fornire un’ottima presentazione dell’azienda stessa.

Da un’indagine effettuata lo scorso giugno, che ha interessato 47 siti delle più grandi aziende farmaceutiche, è emerso che, ad eccezione di rari casi come Ravizza ed EG, tutte le aziende farmaceutiche dispongono di un proprio sito, a cui è possibile accedere direttamente senza che sia necessaria alcuna registrazione.

Questi siti, inoltre, presentano una grafica ottimale, tale da consentire all’utente di identificare facilmente le varie sezioni in cui si struttura il sito stesso.
Tra queste ultime, ad esempio, è possibile trovare aree dedicate agli Investor, anche molto dettagliate, ed è il caso di Pfizer, Bristol, Novartis, Boehringer. Vi sono, poi, aree pubbliche, che trattano tematiche di sicuro interesse per i pazienti: Angelini e Sanofi-Aventis sono in questo campo le più attive. Sanofi, in particolare, ha realizzato pagine dedicate al pubblico e all’automedicazione.

La maggior parte dei portali web di cui si avvalgono le aziende farmaceutiche dispongono, inoltre, di aree o di veri e propri siti destinati al medico e/o al farmacista, contenenti informazioni riservate e alle quali possono accedere solo gli specialisti del settore sanitario. Nell’area di registrazione, infatti, tra i dati obbligatori richiesti compare anche l’ordine professionale a cui si è iscritti ed il rispettivo codice di iscrizione.

A tal proposito una nota dell’AIFA dispone che: “Per quanto concerne l’accesso al portale web, per farmaci con obbligo di prescrizione, questo deve essere riservato esclusivamente ai medici e ai farmacisti. Tra l’altro non è sufficiente l’autocertificazione, ma occorre che- da parte dell’azienda- sia effettuata una verifica, per esempio attraverso il numero di iscrizione all’ordine professionale”.

Dall’indagine effettuata sono emersi, tuttavia, dati sconcertanti: il 70% dei siti web o delle aree riservate agli specialisti del settore consentono l’accesso inserendo dati fasulli. Non c’è, infatti, alcun tipo di controllo da parte dell’azienda. Di conseguenza, chiunque può accedere a tutta una serie di informazioni, tra cui le schede tecniche, gli aggiornamenti e le notizie riguardanti i farmaci e perciò riservate ai soli specialisti del settore.

Edott della Glaxosmithkline; Univadis della Merck Sharp Dohme; Medsolve e Portale farmacisti di Boehringer; Bmsmedinfo della Bristol-Myer Squib; la Schering Plough e l’Eli Lilly sono le aziende che hanno consentito l’accesso alle aree e ai siti riservati agli specialisti del settore sanitario, senza aver effettuato alcun controllo sui dati (palesemente falsificati) inseriti al momento della registrazione. Questi portali sono, tuttavia, molto ben strutturati, ricchi di materiali e informazioni medico-scientifiche, come ad esempio le schede tecniche dei farmaci etici. Su tali piattaforme inoltre, è stato possibile, con i dati falsi inseriti, partecipare ai corsi FAD, che permettono al medico e al farmacista di acquisire crediti ECM. Tutto ciò ovviamente non è conforme alle disposizione legislative vigenti. Il 25%, invece, è rappresentato da quelle aziende, quali la Sanofi-Aventis, la Fidia, la Solvay Pharma Usa che consentono la registrazione alla area riservata al medico e/o al farmacista, ma poi richiedono alcuni giorni per la conferma della stessa e per l’autorizzazione all’accesso. Attesa che serve, ci si augura, per verificare i dati inseriti dal medico o dal farmacista secondo le regole indicate dall’AIFA.

Infine il restante 5% delle aziende farmaceutiche, quali la Pfizer, la Astrazeneca e la Italfarmaco, hanno effettuato un reale controllo dei dati inseriti al momento della compilazione della richiesta di registrazione all’area riservata.

Singolare è stato il caso della Sandoz, che nell’era della divulgazione medico-scientifica tramite web, mette a disposizione del medico e del farmacista appositi numeri telefonici atti a supportare la loro attività.
Il sito di Roche (infomedics), è al momento inattivo.


Altro punto dolente di queste piattaforme è quello rappresentato dai contenuti proposti, i quali richiedono una trattazione la più esaustiva possibile, un costante aggiornamento e una rete di collegamenti ad altri contenuti simili o variamente richiamati, cosa che solo raramente è possibile riscontrare o, comunque, è assai trascurata.

Adelaide Terracciano