Tar, ecco la sentenza che boccia l’uso degli embrionali

Professione | Redazione DottNet | 17/07/2009 14:56

Sarebbero i limiti imposti alla sperimentazione sugli embrioni umani, i contenuti della legge 40 e la mancata legittimazione da parte delle ricercatrici a fare ricorso le motivazioni che hanno spinto il Tar dal Lazio a bocciare il ricorso presentato da Elisabetta Cerbai (università di Firenze), Elena Cattaneo (università di Milano) e Silvia Garagna (università di Pavia) per il mancato finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali.

 ''Tenuto conto - si legge nella sentenza - del quadro normativo di riferimento desumibile dalla legge 40/2004, che pone specifici limiti alla sperimentazione sugli embrioni umani. Considerato che non appare comprovata la legittimazione attiva delle ricorrenti con riguardo alla impugnazione della clausola interdittiva dell'invito a partecipare, atteso che il ricorso non risulta proposto ne' da 'destinatari istituzionali' ne' da 'Istituzioni esterne' collegate con i primi da specifici accordi, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sez. III Quater, respinge l'istanza di sospensione del provvedimento impugnato''. ''L'ordinanza con cui il Tar del Lazio ha respinto il ricorso di Elena Cattaneo, Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna è un esempio di come in Italia le libertà civili, a cominciare dalle libertà di ricerca e quindi anche dalla libertà intellettuale, siano sempre più sistematicamente abolite''. E' secco il commento di Gilberto Corbellini e Marco Cappato, rispettivamente Co-Presidente e Segretario dell'associazione Luca Coscioni. Secondo i due esponenti dell'associazione, ''la sentenza dice due cose gravemente infondate sul piano del diritto'' e cioè ''che il governo era legittimato a promulgare un bando illegale, vietando arbitrariamente il finanziamento di progetti di ricerca sulle staminali embrionali, nonostante la legge 40 (alla quale si richiama il Tar) non vieti tali ricerche'' e che ''gli scienziati non sono indipendenti nello scegliere le linee di ricerca, e che quest'ultime vanno preventivamente sottoposte a un controllo politico da parte degli enti di ricerca''. Di qui l'invito ai cittadini al mondo accademico nazionale e internazionali ''di esprimere la propria opposizione a una ordinanza illiberale e incostituzionale sostenendo la battaglia delle tre ricercatrici, che noi auspichiamo prosegua in sede di appello presso il Consiglio di Stato''.

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