Dopo infarto più obesi e ipertesi, paura non ferma cattive abitudini

Cardiologia | Redazione DottNet | 20/07/2009 14:24

Neanche l'esperienza traumatica di un infarto riesce a riportarli sulla 'retta via'. I 'sopravvissuti' a un evento cardiovascolare sembrano non imparare la lezione: restano irriducibili delle abbuffate a tavola, in molti casi della sigaretta.

E continuano a 'snobbare' l'attività fisica.
Risultato: fra i pazienti che hanno alle spalle un infarto, gli ipertesi e le taglie XL aumentano invece che diminuire. Lo rivela un'indagine (Euroaspire) condotta dalla Società Europea di Cardiologia (Esc), che ha analizzato per la prima volta nel 1995 e poi nel 2007 i
fattori di rischio in questi pazienti: gli ipertesi sono passati dal 58 al 61%, i soggetti in sovrappeso dal 77 all'83%, gli obesi dal 25 al 38%. Unico, debole, segnale di 'redenzione' si registra fra i fumatori, scesi dal 20 al 18%.
Insomma, i parametri di rischio peggiorano nonostante i farmaci che vengono prescritti a chi ha già avuto un 'segnale' importante come un infarto. Questi pazienti assumono antiipertensivi e statine, impiegati in dosi sempre maggiori. Ma il problema continua ad essere lo stile di vita.
Gli esperti lanciano l'allarme: i dati emersi dall'indagine segnalano che le strategie di controllo di questi pazienti sono fallite. E la prevenzione cardiovascolare resta ancora sottovalutata. Su queste preoccupazioni i camici bianchi si confronteranno in occasione di un meeting internazionale dedicato alla prevenzione cardiovascolare che si apre a Pietrasanta.


 

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