Hiv, in Italia diagnosi sempre più tardive

Redazione DottNet | 21/07/2009 19:44

Aids farmaci infettivologia

Ha tra 40 e 60 anni, un basso livello culturale e socio-economico, in alcuni casi è un immigrato ed è in genere eterosessuale: è l'identikit di chi, in Italia, scopre di avere l'Hiv quando ormai convive con il virus da molto tempo.

La diagnosi diventa sempre più tardiva e spesso il sistema immunitario è talmente compromesso che correre ai ripari diventa molto difficile e costoso. La tendenza italiana alle diagnosi tardive è comune a tutta l'Europa, ha detto il responsabile della Divisione Malattie Infettive dell'Istituto Spallanzani di Roma, Andrea Antinori, che ha presentato i dati italiani ed europei nell'ambito del convegno della International Aids Society (Ias) in corso in Sudafrica, a Città del Capo. In Italia le diagnosi tardive equivalgono al 39% delle nuove diagnosi di sieropositività. In Europa è preceduta solo dalla Svezia (45%) e seguita fa Francia (38%), Gran Bretagna (33%), Germania (30%) e Spagna (28%). Ovunque paura dello stigma, mancanza di informazione e una bassa consapevolezza del problema sono le cause principali per cui non si fa il test. Secondo l'esperto in Italia esiste un grande sommerso, pari ad almeno al 25%-30% dei circa 140.000 casi di Aids stimati: ''vale a dire che una persona su tre o una persona su quattro non sa di essere sieropositiva'', ha osservato. Inoltre da circa dieci anni i sistemi regionali di sorveglianza continuano a indicare stabilmente 4.000 casi l'anno. ''Si è abbassata la percezione dei rischi legati all'Hiv sia nella popolazione sia nella classe medica, mentre il rischio non si è ridotto affatto'', ha osservato Antinori. ''Identificare chi arriva tardi alla diagnosi è necessario - ha aggiunto - perchè in queste persone diventa più alto il rischio di progressione verso la malattia, così come aumenta quello di altre infezioni diverse dall'Hiv e inoltre di problemi cardiovascolari, a fegato e reni''. Ignorare di avere il virus Hiv aumenta poi il rischio di diffondere l'infezione. Sulle diagnosi tardive non esistono in Italia dati nazionali e i numeri, al momento, emergono dagli studi scientifici. Il dato che emerge da questi ultimi è comunque coerente con quello del Registro nazionale Aids, secondo il quale sei persone su dieci vengono a sapere di essere malate di Aids nel momento in cui fanno per la prima volta il test per la diagnosi dell'Hiv. Arrivare così tardi alla diagnosi significa avere un livello di cellule Cd4 (i principali bersagli del virus Hiv) pari a 100 o a 50, contro le 350 che si avrebbero con una diagnosi precoce. ''In questa situazione la terapia diventa un'emergenza, inoltre i farmaci hanno un impatto diverso''. Per questo i pazienti di questo tipo non sono arruolati nelle sperimentazioni. Lo ha fatto invece lo studio Castle, i cui dati sui pazienti ''tardivi'' sono stati presentati a Città del Capo. Lo studio, basato sulle molecole ritonavir, atazanavir e lopinavir, mostra come più efficace la combinazione delle prime due.