Integrazione al minimo Inps delle pensioni Enpam: è l’ora della denuncia

Giovanni Vezza | 28/07/2009 17:33

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All’indomani della scadenza del termine annuale previsto dalla legge per la presentazione della dichiarazione dei redditi, l’Enpam ha richiesto a 1.738 pensionati, beneficiari dell’integrazione al minimo del trattamento previdenziale, il rilascio di una dichiarazione attestante i redditi prodotti nell’anno 2008 e quelli presunti relativi al 2009.

All’indomani della scadenza del termine annuale previsto dalla legge per la presentazione della dichiarazione dei redditi, l’Enpam ha richiesto a 1.738 pensionati, beneficiari dell’integrazione al minimo del trattamento previdenziale, il rilascio di una dichiarazione attestante i redditi prodotti nell’anno 2008 e quelli presunti relativi al 2009.

L’elaborazione di tali dichiarazioni, che dovranno necessariamente pervenire entro il termine prefissato dall’Enpam del 10 novembre 2009, pena la sospensione del beneficio ed il recupero delle quote corrisposte a tale titolo, consentirà l’aggiornamento del “data-base” delle pensioni integrate al minimo le quali formeranno oggetto di ricalcolo in proporzione ai nuovi dati reddituali comunicati da ciascun avente diritto.
In occasione dell’approssimarsi della scadenza ed al fine di consentire una visione panoramica dell’integrazione al minimo delle pensioni, è utile fornire alcuni brevi cenni in merito al funzionamento di tale istituto introdotto per la prima volta, con riferimento alla categoria dei liberi professionisti, dall’articolo 7 della Legge 29 dicembre 1988 n. 544, intitolata “Elevazione dei livelli dei trattamenti sociali e miglioramenti delle pensioni”.

La norma citata prevede che le pensioni a carico delle Casse di previdenza per i liberi professionisti, non possano essere di importo inferiore a quello minimo posto a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell’INPS e pari, per l’anno in corso, ad € 5.956,56 lordi annui (corrispondenti ad € 496,38 mensili lorde per dodici mensilità).

Alla luce di tale disposizione normativa il diritto all’integrazione al minimo, che costituisce un’erogazione ulteriore rispetto al trattamento pensionistico derivante dai semplici contributi previdenziali versati dal lavoratore, risulta pertanto subordinato alla sola mancanza di titolarità di altri redditi del pensionato e del proprio coniuge.

L’integrazione dev’essere considerata come emolumento accessorio ma necessario, secondo i principi costituzionalmente sanciti, per far fronte alle esigenze del pensionato e della propria famiglia: viene concessa quando il richiedente non è in possesso di un reddito minimo lordo fissato annualmente dalla legge e pari, per l’anno 2009, ad € 11.913,20 nel caso di reddito prodotto dal solo pensionato non coniugato o separato legalmente, e ad € 29.782,96 in caso di cumulo del reddito personale con quello denunciato dal proprio coniuge.

Va specificato, inoltre, che nella valutazione del requisito reddituale che consente l’accesso all’istituto, oltre ai c.d. “redditi-extra” percepiti dal pensionato e dal proprio coniuge (da cui andranno esclusi: l’importo della pensione Enpam fruita da integrare al minimo, il reddito dell’unità immobiliare utilizzata come prima abitazione principale e sue eventuali pertinenze, i redditi esenti da IRPEF – tipo pensioni di guerra, pensioni sociali, indennità di accompagnamento, ecc. – i trattamenti di fine rapporto e le relative anticipazioni, nonché gli arretrati sottoposti a tassazione separata e gli assegni familiari), l’Ente tiene conto anche della quota teorica di pensione (c.d. “pensione virtuale”) di cui l’interessato avrebbe potuto fruire a carico dei Fondi Speciali ove non avesse in precedenza ottenuto un’indennità in capitale.