Ai mondiali di nuoto “un tuffo nella prevenzione: no al tumore della pelle”

Redazione DottNet | 30/07/2009 22:59

I tumori della pelle sono in aumento in tutto il mondo, colpiscono il 60% dei soggetti di carnagione bianca oltre i 40 anni. In Italia si registrano ogni anno 120.000 nuovi casi di carcinoma basocellulare, 45.000 carcinomi squamocellulari e 7500 melanomi.

I carcinomi sono i più frequenti, ma i melanomi sono i più aggressivi. Ad oggi l’unica arma è giocare d’anticipo ed educare ad una efficace prevenzione.
Per lottare insieme contro l’aumento delle neoplasie cutanee l’Istituto Dermatologico Santa Maria e San Gallicano di Roma (ISG), in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE), la Jumbo Grandi eventi e l’Accademia Dermatologica Romana (ADR) hanno organizzato una giornata dedicata all’informazione sulla prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori della pelle che si svolge oggi all’interno del VillageRoma09, al Foro Italico. Titolo dell’iniziativa “Un tuffo nella prevenzione: no al tumore della pelle”.
Per un grande gioco di squadra si sono messe insieme le strutture di eccellenza della dermatologia oncologica italiana e il VillageRoma09, il villaggio luogo di incontri che coinvolge il grande pubblico dell’evento sportivo anche su temi sociali e culturali. Obiettivo è stato utilizzare il trampolino dei Mondiali di nuoto 2009 per lanciare importanti messaggi ai giovani, alle famiglie e agli sportivi.
Madrina d’eccezione dell’evento è stata la campionessa Alessandra Sensini, velista vincitrice di 4 medaglie olimpiche, mentre “Skin” la cellula è la protagonista del CD educazionale distribuito durante l’evento.
“L’Istituto Dermatologico “San Gallicano” e l’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” sono in prima linea nel campo della prevenzione, della diagnosi precoce, della ricerca clinica e sperimentale – ha spiegato il Direttore Generale Francesco Bevere nel corso della presentazione dell’evento - In particolare il dipartimento di Dermatologia Oncologica dell’Istituto San Gallicano, diretto dalla Prof.ssa Caterina Catricalà, svolge un ruolo cruciale a livello nazionale ed internazionale nell’ambito della prevenzione e della diagnosi del melanoma cutaneo, grazie alle elevatissime professionalità specialistiche di cui dispone. Non a caso, recentemente, ho costituito una struttura multidisciplinare denominata “Melanoma Unit”, diretta proprio dalla prof.ssa Catricalà.
La necessità di dare vita a questa struttura nasce dal fatto che il dipartimento di Dermatologia Oncologica del San Gallicano riveste da tempo un ruolo di primo piano sia per gli studi epidemiologici, clinici, sperimentali e genetici che, in ambito oncologico, per le patologie tumorali maligne della cute come il melanoma. La peculiarità della Melanoma Unit, oltre ad essere la multidisciplinarità, sarà quella di aggregare intorno ad uno stesso obiettivo ulteriori professionalità disponibili fra giovani ricercatori e clinici provenienti da altre Istituzioni, con consolidata esperienza di collaborazione con il nostro Ente.”
Il miglioramento delle diagnostiche non invasive, quali la dermatoscopia e la videodermatoscopia digitale, insieme alle campagne di educazione sanitaria condotte negli ultimi 20 anni, ha consentito di raggiungere una diagnosi precoce nell’88% dei casi , rispetto al 65% dei casi che si raggiungeva negli anni 80.
“Il dato scientifico di rilievo - ha sottolineato Caterina Catricalà – è che la sopravvivenza è notevolmente maggiore rispetto al passato e la guarigione clinica si ha nella maggior parte dei casi con una semplice escissione chirurgica. Il carcinoma – ha continuato - nelle sue varie forme è la neoplasia più diffusa, dal 1985 al 2005 si è registrato un aumento del 133% dei casi, tale crescita dell’incidenza è dovuta ad una esposizione al sole prolungata ed intensa negli anni per motivi lavorativi o ricreativi, ma anche all’aumento dell’età media della vita e dei casi d’immunodeficienza. I tumori cutanei, infine fanno parte di alcune sindromi genetiche legate alla scarsa capacità delle cellule a riparare i danni del DNA. “
Sono oltre 2000 i carcinomi e in media 350 nuovi casi di melanoma che vengono diagnosticati e trattati con percorsi diagnostico terapeutici aggiornati secondo i più avanzati standard internazionali ogni anno presso il Dipartimento Clinico Sperimentale di Dermatologia Oncologica dell’Istituto San Gallicano di Roma. 200 sono invece le famiglie arruolate provenienti dal nord, centro e sud Italia, per lo studio genetico molecolare, con 2 o più casi di melanoma e nelle quali la struttura ha evidenziato oltre alle mutazioni già note, almeno 3 nuove mutazioni del gene CDKN2A. Altri studi sono in corso sul gene MC1R e sui nuovi geni correlati al melanoma familiare.
“Il melanoma, anche se più raro, - prosegue la prof.ssa Catricalà - è il tumore della pelle a più elevata aggressività biologica e, a differenza degli altri tipi di neoplasie cutanee, può insorgere su un nevo preesistente o sulla cute sana e può comparire raramente anche nelle sedi non sottoposte ai raggi solari. In aumento in tutto il mondo, in Italia colpisce 13 persone su 100.000, in prevalenza tra la popolazione giovane, infatti oltre il 50% dei casi viene diagnosticato entro i 55 anni e se l’incidenza negli ultimi 10 anni è raddoppiata, la mortalità è rimasta stabile.”
La terapia delle neoplasie cutanee è essenzialmente chirurgica, negli ultimi 10 anni non vi sono stati grandi progressi nella terapia medica delle fasi avanzate di melanoma. La novità terapeutica è oggi rappresentata da numerosi studi in corso sull’immunoterapia.
“Attualmente, - ha spiegato il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica IRE - numerosi sono gli studi di vaccinoterapia attivi nel melanoma. Questa neoplasia rappresenta un modello particolarmente adatto in quanto è stata dimostrata la capacità del sistema immunitario di attivarsi e di distruggere le cellule maligne del melanoma. Il nostro Dipartimento in collaborazione con quello di Dermatologia Oncologica dell’Istituto San Gallicano e con l’Istituto Superiore di Sanità ha condotto uno studio pilota sul ruolo di un vaccino ad antigeni peptidici preceduto o meno da un trattamento chemioterapico con dacarbazina in pazienti con melanoma ad alto rischio di ricaduta, dimostrando che la dacarbazina prima di fare il vaccino, migliora la risposta immunologica mediata dai linfociti T. In base a questi interessanti dati preliminari, stiamo avviando un nuovo studio volto a confermare in due gruppi più numerosi di pazienti, l’efficacia clinica del vaccino più o meno chemioterapia in termini di prevenzione delle ricadute e aumento della sopravvivenza.”
 

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