Via libera alla Ru486. Medici obiettori, aumentano in Italia. Roccella: non è il caso di rivedere la legge 194

Silvio Campione | 31/07/2009 08:19

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Arriva in Italia la pillola abortiva Ru486. Dopo dei ore di riunione il CdA dell'Agenzia del Farmaco (Aifa) ne ha autorizzato l'immissione in commercio con quattro voti a favore e uno contrario. Il farmaco, già utilizzato in altri paesi europei, potrà essere impiegato solo in ospedale ed entro il 49/o giorno di gravidanza.

Oltre questo termine aumentano infatti le complicanze rispetto all'aborto chirurgico. Il CdA dell'Aifa si è avvalso dei pareri del Consiglio superiore di Sanità e ha raccomandato ai medici ''la scrupolosa osservanza della legge''. La decisione, ha voluto sottolineare l'Aifa in una nota, ''rispecchia il compito di tutela della salute del cittadino che deve essere posto al di sopra e al di là delle convinzioni personali di ognuno pur essendo tutte meritevoli di rispetto''. Il possibile via libera alla pillola aveva innescato una netta reazione del Vaticano, che aveva parlato di ''veleno letale'' e di ''delitto'' che comporta ''la scomunica'' della chiesa per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo ''all'iter''. ''Non sono stati chiariti alcuni punti oscuri del metodo relativi alla sicurezza nell'utilizzo'' della Ru486: è il primo commento del sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, la quale chiede ''chiarezza'' all'Aifa. ''Come ministero - aggiunge - dobbiamo garantire la compatibilità con la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza e dobbiamo garantire la sicurezza delle donne''. Soddisfatto il ginecologo torinese Silvio Viale (Radicali): ''Finalmente! prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un'opportunità in più''. ''Ma - aggiunge - la lotta continua perchè ora bisogna offrire l'aborto medico in tutta Italia''.
Per voce di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell'Accademia per la vita, il Vaticano auspica ''un intervento da parte del governo e dei ministri competenti''. Perchè - spiega - non ''è un farmaco, ma un veleno letale'' che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486 - afferma Mons. Sgreccia - è uguale, come la chiesa dice da tempo, all'aborto chirurgico: un ''delitto e peccato in senso morale e giuridico'' e quindi comporta la scomunica 'latae sententiae', ovvero automatica.
Il pericolo paventato dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella è che con la pillola abortiva Ru486 si possa arrivare a una ''clandestinità legalizzata'' degli aborti. Il metodo dell'aborto farmacologico con la Ru486, ha affermato, ''intrinsecamente porta la donna ad abortire a domicilio, proprio perchè il momento dell'espulsione non è prevedibile'', in una sorta di ''clandestinità legale''.
Intanto aumenta l'obiezione di coscienza tra i medici italiani rispetto agli interventi di interruzione volontaria di gravidanza (Ivg): i ginecologi obiettori sono infatti passati dal 58% registrato nel 2005 al 70% del 2007. Il dato emerge dalla relazione annuale al Parlamento sulla attuazione della legge 194 per l'interruzione volontaria di gravidanza, illustrata dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. ''Nonostante si registri un aumento dell'obiezione di coscienza, dovuto anche all'aggiornamento di dati in vari casi obsoleti - ha detto Roccella - questo non sembra incidere sull'efficacia della legge: i tempi di attesa si sono infatti ridotti ed il 58% delle donne che abortisce lo fa entro 14 giorni dal rilascio del certificato e questo vuol dire che il servizio viene garantito nelle strutture pubbliche''. A livello nazionale, si sottolinea nella relazione in riferimento all'aumento dell'obiezione di coscienza, per i ginecologi si passa dal 58,7% del 2005 al 69,2% del 2006 al 70,5% del 2007. Per gli anestesisti, negli stessi tre anni, si passa dal 45,7% al 52,3%. Per il personale non medico si passa dal 38,6% al 40,9%. La relazione segnala inoltre come per alcune regioni l'aumento sia molto rilevante: percentuali superiori all'80% si registrano tra i ginecologi nel Lazio (85,6%), in Basilicata (84,1%), in Campania (83,9%), in Sicilia (83,5%) e in Molise (82,8%). Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al sud (con un massimo di oltre il 77% in Molise e Campania) e i più bassi in Toscana (29%) e a Trento (31,6%). Infine, per il personale non medico i valori sono più bassi, con un massimo di 82,5% in Sicilia e 82% in Molise. In relazione ai tempi di attesa tra rilascio della certificazione e l'intervento, i dati segnalano che è aumentata la percentuale di Ivg effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento (58,6% nel 2007 rispetto al 56,7% nel 2006) ed e' di conseguenza diminuita la percentuale di Ivg effettuate oltre tre settimane anche se persiste ''una non trascurabile variabilità tra regioni''.
Intanto per Roccella la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza ''ha prodotto buoni risultati e in Italia l'aborto continua a diminuire, quindi non credo ci sia bisogno di rivedere la legge''. ''Caso mai - ha osservato Roccella - il nostro problema è continuare da una parte nell'opera di prevenzione e capire anche quali sono i fattori alla base del fenomeno in Italia per immaginare politiche di prevenzione ancora più efficaci, e dall'altra applicare il maniera più omogenea e intensa la prima parte della legge che è quella che dovrebbe appunto portare alla prevenzione delle interruzioni volontarie di gravidanza''. Su questo, ha concluso, ''potremmo immaginare delle linee guida concordate con le regioni per un percorso di prevenzione non più affidato solo alla buona volontà di operatori e volontari''.