Medici di base e pediatri contro il piano di vaccinazioni. Snami: il Governo va nella giusta direzione

Silvio Campione | 03/09/2009 21:03

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Nell'unità di crisi convocata a Roma sull'influenza A le varie sigle che rappresentano medici di base e pediatri non si sarebbero mostrate tutte d'accordo sull'ipotesi di collaborare al piano di vaccinazioni. O comunque, a quanto si e' appreso da alcuni partecipanti alla riunione, avrebbero manifestato perplessità legate ad aspetti organizzativi. Ma anche ai rimborsi. Il tema, in base ai piani del ministero della Sanità, sarà oggetto di un accordo quadro.

Le Regioni avranno poi un margine di manovra. Il vaccino, da quanto si sa, è disponibile in dosi per dieci persone. E una volta aperto, deve essere utilizzato in uno stretto arco di tempo. Questo vuole dire che il medico di base deve convocare 10 pazienti contemporaneamente in ambulatorio. La possibilità di un medico di base di poter collaborare su questo fronte dipende anche, quindi, da come è strutturato il suo ambulatorio, se ha o meno una segreteria in grado di prendere appuntamento con gli assistiti. Inoltre questa attività deve conciliarsi con quella di routine. Anche perchè il piano vaccinale cade in un periodo in cui più alta è l'incidenza di malattie stagionali e il ricorso ai medici di medicina generale. A questo si aggiunge il problema dei costi. Per l'influenza stagionale, infatti, i medici di base ricevono un rimborso per ogni vaccino eseguito in base agli integrativi concordati a livello regionale. Un accordo con i medici di base per i vaccini per l'influenza A, quindi, potrebbe dover prevedere un identico iter.
Intanto lo SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani) commenta positivamente le linee presentate al Ministero. “Si sta stringendo il cerchio sulla strategia di azione, come noi avevamo più volte chiesto” dice Mauro Martini, Presidente del Sindacato. “Infatti, dopo le nostre richieste, unica voce fuori dal coro, di maggiori garanzie sulla sicurezza dell’impiego dei vaccini, si è stabilito che le vaccinazioni verranno praticate solo nei pazienti a rischio di età compresa tra 18 e 65 anni. Per i soggetti più giovani, ovvero dai 2 ai 18 anni, le sperimentazioni cliniche consigliano ulteriori valutazioni, così come per le donne in stato di gravidanza”.
Nelle prossime settimane, spiega lo SNAMI, saranno costituiti quattro tavoli tecnici riguardanti nello specifico: l'utilizzo e le linee guida per i farmaci antivirali, la strategia dell’eventuale chiusura delle scuole per limitare i casi di contagio, le modalità di trattamento e gestione del paziente ospedalizzato e, infine, un ulteriore tavolo che definisca un accordo quadro tra regioni e medici di famiglia e pediatri di libera scelta sulle modalità di effettuazione delle vaccinazioni. Infatti, come riferisce il sito Regioni.it, riguardo alle modalità di erogazione dei vaccini il viceministro Fazio precisa che essa sarà "a carico delle strutture pubbliche" ma potranno essere anche coinvolti medici di medicina generale e pediatri, in quanto "è stato definito un accordo quadro con queste categorie, per cui le Regioni che vorranno potranno utilizzarle".
“Un punto che ci ha fatto particolarmente piacere - prosegue il presidente SNAMI - è l'indiretto riferimento del viceministro Fazio al nostro progetto Me.Di.Co (Medicina distrettuale di continuità) laddove si prevede di coinvolgere i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) nell'adiuvare il medico di assistenza primaria nelle visite domiciliari che si prevedono in forte aumento durante l'eventuale pandemia”. E’ altresì allo studio un documento da sottoporre e far firmare ai pazienti, con un consenso informato, per informarli dei rischi del vaccino, un altro aspetto che lo SNAMI aveva posto all’attenzione nei giorni scorsi.