La dieta mediterranea contro il tumore al seno

Redazione DottNet | 05/09/2008 14:38

Potrebbe provenire dala dieta mediterranea una valida arma contro il tumore al seno. Per dimostrarlo gli oncologi delI'Int di Milano hanno avviato le pratiche per reclutare 4000 pazineti in tutta Italia da sottoporre alla ben nota dieta mediterranea. Il progetto Diana prevede tra l'altro un'alimentazione a base di verdure e legumi, pochi zuccheri e molto olio extra vergine di olive

 Lo stile di vita incentrato sulla 'dieta mediterranea' e' in grado di prevenire il tumore al seno? Gli oncologi dell'Istituto dei Tumori di Milano (Int) e dell' Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) sono convinti di si' e da oggi cominceranno a reclutare in tutta Italia 4000 pazienti operate negli ultimi 5 anni, da sottoporre a una dieta mediterranea stretta, per poter valutare di quanto esattamente diminuisce il rischio di recidiva. E' cosi' al via il progetto 'Diana 5', presentato oggi a Milano dall'epidemiologo dell'Int, Franco Berrino. ''Diana - ha spiegato il ricercatore - e' acronimo di 'dieta' e 'androgeni', perche' gli androgeni nel sangue (e, dopo la menopausa, anche gli estrogeni) sono indicatori del rischio di ammalarsi di tumore al seno. Con la dieta, pero', siamo in grado di abbassare il livello di questi ormoni. Sappiamo inoltre da tempo che dieta ipercalorica e vita sedentaria provocano la cosiddetta 'sindrome metabolica', che fa aumentare il livello di insulina nel sangue, fatto che comporta appunto l'aumento degli ormoni sessuali e di altri fattori di crescita, indicatori del rischio di tumore''. L'ipotesi basata sugli androgeni risale agli anni Sessanta, ma e' stata confermata da numerosi studi internazionali negli anni Ottanta e Novanta, quando sono cominciati all'Int i progetti Diana. Proprio il Progetto Diana2, avviato nel 2000, ha dimostrato che per un terzo delle pazienti con i valori piu' alti di testosterone il rischio di recidiva e' 7 volte superiore. Mentre secondo lo studio Ordet, pazienti operate al seno affette da 'sindrome metabolica' (condizione che comporta alti parametri di rischio cardiovascolare quali pressione arteriosa, dislipidemia, giro vita maggiore di 88 cm) hanno un rischio di riammalarsi di tumore al seno 5 volte piu' alto. Il Diana5 vuole fare il contrario: verificare se la dieta e' in grado di abbassare questo rischio e indicare di quanto. Per questo delle 4000 donne arruolate, verranno selezionate le 2000 piu' a rischio di recidiva e queste divise in due gruppi. Quelle del primo verranno sottoposte a un programma moderato indicando loro alcuni precisi obiettivi nutrizionali e verificandone l' adesione con incontri mensili. A quelle del secondo gruppo verra' chiesto di piu': dovranno partecipare a corsi di cucina, pranzi e cene almeno quindicinali, seguire diete personalizzate, fare attivita' fisica presso centri fitness indicati e altro. Per tutte il 'must' sara' il seguente: ridurre le calorie privilegiando cereali non raffinati, legumi e verdure, evitare cibi ad alto indice glicemico e insulinemico come farine raffinate, patate, riso bianco; consumare invece cereali integrali, ridurre le fonti di grassi saturi come carni rosse, burro, latticini e salumi e consumare invece olio extravergine di oliva, semi oleogenici; ridurre le proteine di origine animale eccetto quelle del pesce; fare attivita' fisica quotidiana. ''Siamo certi di quel che facciamo - ha detto Berrino - tanto che abbiamo disegnato il progetto ipotizzando di riuscire a ridurre del 30% le recidive nel gruppo di pazienti a piu' alto rischio''. Coordinato da Int e Ieo, lo studio sara' gestito in collaborazione coi Centri di Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Torino, Avezzano (L'Aquila). Per entrare nello studio bisogna avere eta' compresa fra 35 e 70 anni, aver avuto un tumore alla mammella negli ultimi 5 anni, non aver avuto recidive. Per altre informazioni ci si puo' rivolgere a diana@istitutotumori.mi.it. Oggi in Italia vivono circa 450 mila donne che hanno avuto l' esperienza del cancro della mammella. Nel Paese la sopravvivenza a cinque anni e' notevolmente aumentata: dall' 80,6% del 1990 all'85,6% del 2000. Si puo' stimare che la sopravvivenza libera da recidiva e' dell'81,9%. 

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