Lo studio allunga la vita

Redazione DottNet | 05/09/2008 14:43

medicina-generale oncologia psichiatria

Studiare allunga la vita e diminuisce il rischio di morire a causa di un tumore. I dati sulla longevità sono il frutto di un lungo studio realizzato da Carlo Maccheroni dell'Università Bocconi di Milano. In pratica la cultura permette di acquisire vaste conoscenze su alimentazione, stili di vita corretti e un più informato accesso alla medicina. 

 I 'secchioni' di tutto il mondo saranno contenti: studiare allunga la vita e diminuisce il rischio di morire a causa di un tumore. Un laureato di 35 anni infatti vive 7,6 anni in piu' di un coetaneo con il solo diploma di scuola media, mentre il tasso di mortalita' da cancro per gli uomini tra 30 e 64 anni e' quasi doppia nella categoria socialmente piu' svantaggiata: quasi 40%, contro 20% circa tra i diplomati o laureati. Qualche differenza si nota per l'altra meta' del cielo: una laureata 35enne ha una prospettiva di sopravvivenza di 6 anni e mezzo in piu' rispetto a una coetanea con un basso titolo di studio. E le differenze sociali nei tassi di mortalita' sono meno marcati, anche se si osservano nei casi di cancro all'utero, allo stomaco e al polmone. I dati sulla longevita' arrivano da uno studio realizzato da Carlo Maccheroni, componente del Centro di ricerca sulle dinamiche sociali dell'Universita' Bocconi e docente di demografia all'Universita' di Torino, basato su dati Istat. ''La differente mortalita' sottintende differenze nella gestione della salute e nelle condizioni di vita - spiega Maccheroni - ma le disuguaglianze non sono riconducibili solo al diverso bagaglio di conoscenze acquisito durante il percorso scolastico, che di per se' implica un'ovvia differenza retributiva che influenza la vita e la salute, ma si manifestano anche nell' attitudine ad ampliare le proprie conoscenze in molti campi''. Insomma, chi studia piu' a lungo riesce a reperire meglio e gestire conoscenze per ''uno stile di vita salutare, oltre a un piu' informato accesso alla medicina'', aggiunge lo studioso. Il tutto con effetti sul Welfare. Secondo Maccheroni ''se il calcolo della pensione considera dati medi di aspettativa di vita uguali per tutti, come la riforma Dini, rischia di creare sperequazioni nel trattamento''. Perche' ''se e' vero che la vita media e' aumentata - spiega l'esperto - tanto per gli uomini che per le donne, la ricerca indica che per gli strati sociali piu' bassi aumenta meno che per quelli piu' alti''. Studiare conta anche sul fronte tumori. Secondo una ricerca pubblicata dal Bollettino epidemiologico settimanale dell' Istituto superiore di sanita' francese, chi porta a casa almeno il diploma ha meno probabilita' di morire di un tumore delle vie aereo-digestive superiori (cavita' orale, laringe, faringe) e dell'esofago, probabilmente per un minor consumo di alcool e sigarette, principali fattori di rischio tra i non diplomati. Guardando indietro nel tempo, i diplomati se la passano di bene in meglio. Se nel periodo 1968-74 la possibilita' di morire a causa di un cancro per un uomo privo di titolo di studio era 1.52 volte quella per un diplomato o laureato, nel 1975-81 era 2.20 volte in piu' e nel 1990-96 addirittura 2.29. Per quanto riguarda le donne, un discorso a parte merita il tumore al seno, per cui alla fine degli anni '60 il rischio di morte era piu' basso tra le donne non diplomate, probabilmente grazie alla minore eta' del primo parto e al maggior numero di figli, entrambi fattori di protezione. La differenza si e' pero' azzerata negli anni '90, a causa della maggiore diffusione della diagnosi precoce e del migliore accesso alle cure per le donne diplomate o laureate.un