Aveva 33 denti in più: operata a Rimini con successo

Redazione DottNet | 10/09/2009 16:27

Una rarissima forma di displasia, la disostosi cleidocranica, le ha fatto crescere, negli anni, ben 33 denti in più del normale, sconvolgendole il piano mandibolare, con evidenti ripercussioni anche a livello estetico.

Dal 2001, una sedicenne siciliana ha dovuto subire una serie di interventi chirurgici per eliminare i denti in eccesso e ricostruire l'intero assetto mandibolare. L'ultimo intervento, il più delicato e unico nel suo genere, è stato compiuto nei giorni scorsi presso la Clinica Odontoiatrica Merli di Rimini per la rimozione contemporanea di sei denti profondi. ''Si tratta di un caso forse unico, sia dal punto di vista clinico sia dal punto di vista dell'intervento chirurgico compiuto - spiega il dottor Mauro Merli, chirurgo orale e paradontologo, titolare della clinica e attuale Presidente della SIDP, la società italiana di Parodontologia -. In questo tipo di malattia esiste infatti una possibilità su un milione che si verifichi un caso di sovrannumero di denti e mai, da una verifica da noi compiuta sui principali motori di ricerca scientifici, abbiamo riscontrato un caso documentato di simili proporzioni''. La disostosi cleidocranica è una malattia autosomica dominante che si manifesta con ipoplasia o aplasia delle clavicole, mancata ossificazione delle fontanelle del cranio, con conseguente fronte larga e corta. Caratteristiche associate sono bassezza di statura, sporgenze frontali e parietali, mancata pneumatizzazione dei seni, palato profondo con o senza schisi, ipoplasia del terzo medio facciale, mancata eruzione dentaria o, appunto, con multipli denti sovrannumerari. Tale sindrome tende a colpire principalmente, ma non esclusivamente, le ossa membranose. Il caso della sedicenne siciliana è approdato alla clinica riminese in conseguenza del terremoto che ha sconvolto L'Aquila il 6 aprile scorso. La giovane era infatti seguita da diversi anni da una ortodontista aquilana, Anna Claudia Iannessi, che con il fratello Luigi, protesista, è titolare di uno studio odontostomatologico associato nel capoluogo abruzzese in una delle zone della città rese inagibili dal sisma. Nella necessità di dover programmare al più presto questo nuovo intervento, la dottoressa Iannessi, grazie ad una amicizia di vecchia data con il dottor Merli, ha potuto appoggiarsi alla clinica riminese che ha messo a disposizione le strutture ed una equipe, diretta dallo stesso Merli, per compiere la delicata operazione. ''Dal 2001 a prima dell'ultimo intervento - racconta la dottoressa Iannessi - alla ragazza erano stati tolti già 21 denti. Con l'ultima operazione, oltre ad essere asportati altri sei denti profondi, è stato necessario anche un intervento di ricostruzione in parte dell'assetto della mandibola, sconvolto dalla singolare proliferazione. La difficoltà, in questi casi, sta nel distinguere e conservare i denti permanenti e ricondurli, con complesse manovre prima chirurgiche e poi ortodontiche, nel loro alveo naturale''. Tra un paio di mesi, se il decorso sarà regolare, la ragazza dovrà essere sottoposta ad un ultimo intervento, si spera risolutore, anche se poi sarà necessario almeno un altro anno di cure ortodontiche particolari. ''Speriamo anche, per quella data, di poter tornare ad operare nelle nostre strutture'', si augura la dottoressa Iannessi che oggi con il fratello si divide tra la clinica riminese ed uno studio provvisorio approntato nel quartiere Torrione all'Aquila. All'interno del team coordinato da Philippe Amouyel, dell'Institut Pasteur de Lille (Francia), un ruolo di rilievo è stato svolto da alcuni neuroscienziati italiani facenti parte del Consorzio Europeo della malattia di Alzheimer, fra i quali Benedetta Nacmias,